(A differenza di prima) nessuno mi chiede più se conviene investire in petrolio

8 Marzo 2016, di Ida Pagnottella

Quasi esattamente un anno fa molti piccoli investitori mi chiedevano se conveniva investire nel settore petrolifero, e io avevo scritto sul mio precedente blog su Wall Street Italia che il prezzo era sul supporto di lungo periodo e dunque sembrava conveniente, però dall’altra parte vedevo troppa fretta di investire nel settore da parte di molti piccoli investitori, e questo mi creava molti dubbi un anno fa. Infatti, oggi ci troviamo con quotazioni più basse,  in particolare per le società del settore petrolifero (Eni, Shell, BP, Total, ecc.), rispetto ad un anno fa. E sopratutto, oggi nessuno sembra avere fretta di investire nel settore, anzi molti mi dicono: no voglio investirci ho letto che tornerà a 20$ ! … Perciò forse finalmente vale la pena indagare se è il momento di investire in questo settore.

Partiamo dalla situazione grafica. Grafico 1 (grafici a cura di Kimble Charting Solutions) evidenzia l’andamento di lungo periodo del prezzo del petrolio. L’analista Chris Kimble evidenzia (io ho tradotto i suoi commenti in italiano) come il petrolio è tornato su un supporto di lungo periodo, e come forse sta formando una struttura grafica simile a quella del 2008 / 2009 quando ha creato un minimo. Questo non vuol dire che ora il petrolio salirà subito, può scendere di nuovo come può salire. Il grafico serve per ragionare in termini probabilistici, e anche quando c’è un settore che sembra pronto a salire, bisogna essere pronti a cambiare idea che la situazione grafica cambia. Il Grafico 1 ci fa capire solo che, se alla fine del mese di marzo il prezzo di chiusura dovesse restare sopra i livelli delle due chiusure mensili precedenti, può essere un segnale di inversione duraturo e dunque della fine dei crolli.

GRAFICO 1: grafico mensile del prezzo del petrolio in dollari dal 2005 ad oggi

Invito i lettori a tener presente che anche se il petrolio dovesse terminare la sua fase di discesa di lungo periodo, questo non significa necessariamente che il petrolio salirà fino ai livelli toccati nel 2012 – 2013 (infatti io personalmente lo dubito). Il petrolio potrebbe semplicemente andare avanti con un trend “laterale” salendo e scendendo tra 30 e 40 dollari,  per molto molto tempo. Se il petrolio dovesse salirà ancora dai livelli attuali di 36$ circa,  i produttori che ora sono in difficoltà potrebbero aumentare la produzione, mettendo difatti un tetto alla salita. Credo sia inutile fare previsioni, mentre credo sia molto utile guardare i grafici di lungo periodo del prezzo del petrolio, del dollaro americano, ed incrociarli con i grafici delle  monete legate al petrolio come il dollaro canadese e real brasiliano.

I grafici dei prezzi non sono strumenti di “previsione”:  il grafico ci può aiutare a capire la situazione attuale, permettendoci di stabilire le probabilità che si verificano certi scenari e di decidere una strategia di investimento in base a queste probabilità. Io qui cerco di semplificare la situazione e evidenziare rischi ed opportunità. Per “leggere” i grafici ci vuole esperienza, un pò di intuito e una certa forza mentale per non farsi trascinare dall’opinione “dominante” né dall’emotività.

Nel Grafico 2, Kimble evidenzia  come il rapporto tra il dollaro australiano ed il dollaro americano sarà importante per avere conferme che il settore delle materie prime e del petrolio stanno creando una base per ripartire. In altre parole, lui suggerisce di verificare che il petrolio rimanga sopra i minimi toccati recentemente, però poi bisogna anche verificare che il dollaro australiano continui a salire rispetto al dollaro USA , per dare conferme ai segnali di rialzo del settore petrolifero.

Questo fa capire perchè,  nella costruzione di un portafoglio, quando un risparmiatore si chiede se conviene investire, ad esempio, in obbligazioni in dollari australiani o in dollari canadesi, la decisione non deve dipendere solo dal rendimento del titolo:  è fondamentale verificare se ci sono altri investimenti molto correlati a queste valute già in portafoglio (come il petrolio oppure come le azioni del settore minerario o agricolo) per decidere se comprare queste obbligazioni, l’ammontare e quando comprarle.

GRAFICO 2: rapporto AUD / USD (grafici a cura di blog.kimblechartingsolutions.com)

Nel Grafico 3 lui ribalta i grafici,  evidenziando il rapporto tra il dollaro USA (USD) e real brasiliano (BRL) a sinistra e il rapporto tra il dollaro USA e dollaro canadese (CAD) a destra. In questi grafici,  quando la linea è in salita,  è il dollaro USA che sta salendo di valore,  e sono le valute BRL e CAD che scendono e perdono valore: una situazione del genere conferma una debolezza possibile per il prezzo del petrolio. Kimble infatti segnala che questi grafici scendono da qualche settimana e sottolinea che devono continuare a scendere per poter confermare un nuovo periodo di forza duratura per il petrolio. In altre parole, è necessario che anche il CAD ed il BRL salgono per confermare possibili rialzi duraturi del prezzo del petrolio.

Le valute dei paesi produttori come il CAD, il NOK, il MXN, il BRL e l’AUD tendono ad essere molto correlate al petrolio e alle materie prime in genere: infatti se un risparmiatore mi chiede se conviene investire in obbligazioni in una di queste valute, io consiglio di verificare che esposizione c’è al settore commodities prima di decidere, il rendimento non è il fattore più importante.

GRAFICO 3: Rapporto tra il USD/BRL  e USD/CAD – hanno in genere un andamento inverso rispetto al petrolio. 

Quali strumenti usare? 

Nelle ultime settimane il petrolio ha corso molto, non credo che bisogna avere fretta di entrare nel settore;  se dovesse il dollaro USA dovesse riprendere a salire con forza, questo non aiuterebbe affatto il prezzo del petrolio né le quotazioni delle società petrolifere. Non sarei sorpresa di rivedere quotazioni del petrolio testare i 30$ di nuovo, perciò potrebbe essere una buona idea investire nel settore petrolifere tramite PAC, cioè un piano di accumulo, o comunque con acquisti graduali.

Si può investire in questo settore sia tramite ETF che tramite fondi comuni, oppure con l’investimento diretto in titoli azionari. Anche le obbligazioni corporate emesse dalle società petrolifere sono molto correlate al prezzo del petrolio, dunque può essere un’alternativa all’investimento azionario.  Se scegliete un ETF, consiglio di scegliere un ETF molto liquido, cioè molto scambiato. Inoltre fate attenzione alle commissioni bancarie. Se investite recandovi in filiale, pagherete commissioni più elevate, ed è giusto, in quanto si riceve un servizio; se invece avete un conto online la commissione di compravendita non dovrebbe superare lo 0,2%. Se avviate un “PAC” fate attenzione a non fare versamenti troppo piccoli e troppo frequentemente perché la banca potrebbe applicare spese fisse su ogni versamento.

Per i fondi ho spiegato in un precedente articolo che se fate le vostre scelte di investimento da soli, vi consiglio di chiedere la deroga ai costi di ingresso, anche alcuni conti online applicano le commissioni di ingresso, però sono derogabili. Se invece ricevete assistenza da un promotore finanziario allora credo che sia giusto pagare 1% o 2% (al massimo ) di commissioni di ingresso come compenso per la consulenza.

La differenza fondamentale che ho notato tra i fondi ed ETF del settore azionario petrolifero è che molti ETF replicano indici europei, mentre molti fondi tendono ad investire in società in tutto il mondo. Potete trovare una selezione di ETF e fondi qui nel post scritto un anno fa.

I lettori che vogliono proporre argomenti oppure chiedermi di analizzare qualche strumento di investimento tramite questa rubrica possono inviare le loro richieste a info@idapagnottella.it.

Tutti gli articoli precedenti potete trovarli al seguente link: Corso Autodifesa

Dott. Ida Pagnottella 

Consulente finanziario indipendente fee only dal 2005, è stata uno dei primi consulenti finanziari indipendenti in Italia. Nata e crescita in Canada, vive in Italia dal 1987, dopo la laurea di è specializzata presso la SDA Bocconi in gestione di patrimoni privati. Prima di svolgere la professione di consulente finanzario, ha lavorato come promotore finanziario, e come docente free lance insegnando strumenti finanziari, teoria di portafoglio e normativa finanziaria, anche per corsi EPFA°.  Dal 2015 collabora con lo studio Lupotto & Partners di Torino. 

Disclaimer:  I commenti presentati da  IDA ISABELLA PAGNOTTELLA  nel presente documento sono da considerare come commenti generici,  e non come consigli di investimento, si invita sempre a rivolgersi al proprio financial advisor o consulente finanziario per valutare se gli strumenti citati sono adeguati ai propri obiettivi di investimento e propensione al rischio, prima di investire in qualsiasi strumento qui menzionato. La Dott.ssa IDA ISABELLA PAGNOTTELLA , consulente finanziario indipendente, non garantisce alcuno specifico risultato conseguente ai commenti qui riportati, e non assume alcuna responsabilità in ordine all’esito delle operazioni eventualmente effettuati  in base al presente commento.