Tesla, come far diventare visionari tutti gli investitori

11 Aprile 2017, di Luciano Martinoli

Tesla è un costruttore americano di auto interamente elettriche. E’ notizia recente che la sua valutazione in Borsa ha superato quella di General Motors diventando così la più grande del settore, per capitalizzazione. Come è possibile per un’azienda che l’anno scorso ha fatturato 7 miliardi di dollari perdendone 700 milioni laddove i titolati concorrenti, GM, FORD e FCA, ne hanno fatturato tutti più di 100 miliardi con un utile complessivo di oltre 10?

Certa stampa, anche locale, ha bollato il fenomeno come l’ennesima bolla che Wall Street sta creando. Altra, tra le quali il New York Times, da una interpretazione del comportamento degli investitori più ‘imprenditoriale’. Per questi ultimi infatti non conta il passato, ovvero ciò che ha fatto finora Tesla in termini di fatturato, utili/perdite, auto vendute, ma ciò che sta dimostrando di poter fare in futuro.

Non solo Tesla ha dimostrato che costruire una “vera auto” completamente elettrica è possibile (al solo annuncio del nuovo modello più economico ha già ricevuto prenotazione per 400.000 unità), ma ha un vantaggio enorme sulla tecnologia delle batterie rispetto ai concorrenti ed è avanti anche su quelle self-driving. Il giornale americano ipotizza che grazie a quest’ultima i possessori di auto Tesla, se lo volessero, potrebbero in futuro consentire alla propria auto di scarrozzare altri clienti in giro (facendosi pagare). Così come la leadership sulle tecnologie energetiche porterebbe l’azienda a ridisegnare addirittura un settore ancora più grande e importante: quello energetico.

Dunque vi è una visione sul futuro da parte degli investitori (che si differenziano dai semplici trader che mirano a veloci guadagni a breve sul titolo indipendentemente da ciò che rappresenta) che non è basata sulle performance passate ma sulle aspettative del futuro, come dovrebbe sempre essere per chi investe a qualsiasi titolo (azioni, obbligazioni, erogazione credito).

Il caso di Tesla forse è semplice, ma quante simil-Tesla su scala più piccola, ma non meno importante, vi sono in giro, sopratutto in Italia, che hanno analoghe potenzialità future senza avere recenti performance positive?

E come si fa a valutarle in assenza di roboanti e macroscopiche innovazioni tecnologiche ma in presenza di più diffusa innovazione di processo, di contributo alla creazione del valore dei propri clienti, di una manifattura meglio organizzata, ecc.?

Un finanziatore, un investitore, un fornitore di credito dove può “leggere”, per valutarlo, il futuro percorso di sviluppo di un azienda a prescindere da ciò che ha fatto, come sta accadendo a Wall Street per Tesla?

Ancora una volta balza in evidenza l’importanza e la necessità del Business Plan Professionale non come documento burocratico, lisa pezza di appoggio alla quale nessuno da più peso, perché povera di contenuti ridicolmente contraddittori e vaghi, ma come progetto di futuro sviluppo che descriva nel dettaglio, in tutte le sue componenti, l’evoluzione del business e come realizzarlo.

Per non perderci le possibili mini-Tesla nostrane e per non sprecare i nostri soldi su chi invece forte di risultati brillanti, ma passati, non ha nessuna idea di futuro davanti a se.