Per Citigroup e BofA mercati vicini alla svolta (negativa)

22 Gennaio 2018, di Daniele Chicca

Una serie di stranezze ha attirato l’interesse degli analisti delle grandi banche d’affari americane negli ultimi giorni. Jeremy Hale, cross-asset strategist di Citigroup, osserva come mentre l’indice S&P 500 della Borsa statunitense si portava su nuovi livelli record, gli spread creditizi si sono leggermente ampliati e i volumi impliciti della Borsa sono aumentati. Da inizio 2018, come si vede nel grafico sotto riportato, S&P 500 e Spread creditizi Usa hanno preso direzioni contrastanti.

Si tratta di un fenomeno che solitamente si verifica soltanto durante una fase di cali dei mercati azionari e non certo in concomitanza di un’accelerazione dei listini di Borsa. L’andamento deli prezzi, della volatilità e dei volumi nel mercato creditizio e in quello azionario è quindi da tenere sotto osservazione per chi vuole trovare potenziali segnali ribassisti.

“Il movimento dei prezzi del credito potrebbe essere considerato un aspetto che caratterizza la terza fase dell’orologio creditizio e l’indice della volatilità diventa un valido strumento per controbilanciare le posizioni lunghe nell’azionario”. Ma questa tattica di “hedgiare” servendosi del VIX” è molto costosa e storicamente, a meno che non si indovini il tempismo perfetto, ha mostrato di non essere efficace sul lungo periodo”.

C’è poi un altro elemento che deve fare riflettere: mentre l’azionario inanellava record su record a inizio anno, preoccupati dall’impatto dei prossimi rialzi dei tassi di interesse, gli investitori hanno iniziato a prelevare i loro soldi dai fondi obbligazionari junk, quelli a bassa qualità creditizia che offrono però rendimenti elevati. Il tutto è avvenuto mentre nell’ultimo mese il denaro affluito nelle Borse, in un contesto di entusiasmo collettivo, ha raggiunto la cifra di 58 miliardi di dollari.

In tutto questo, gli strategist di Bank of America sostengono di aver identificato una formula magica per calcolare quando si materializzerà un calo dei mercati azionari. Incrociando andamento dell’indice S&P 500, Pil, inflazione dei salari e rendimenti dei titoli di Stato Usa, che hanno oltrepassato la soglia di pericolo del 2,63% la settimana scorsa, gli esperti della banca hanno scoperto che non siamo molto lontani dal momento in cui le Borse gireranno in ribasso.

Nello specifico, secondo i calcoli dell’analista Michael Hartnett, il campanello d’allarme suona quando le stime sul Pil reale oltrepassano il 3%, quando l’indice allargato della Borsa americana supera i 3.000 punti, quando i tassi sui Treasuries Usa decennali violeranno al rialzo la soglia del 3% e infine quando l’inflazione misurata dall’aumento delle retribuzioni si spingerà oltre il 3%.