Pensioni a 67 anni dal 2021 anche senza automatismi, l’allarme della Ragioneria di Stato

8 Agosto 2017, di Livia Liberatore

Anche in presenza di un blocco all’adeguamento automatico della speranza di vita, il requisito per la pensione di vecchiaia:

“verrebbe comunque adeguato a 67 anni nel 2021, in applicazione della specifica clausola di salvaguardia introdotta nell’ordinamento su specifica richiesta della Commissione e della Banca Centrale europea, e successivamente mantenuto costante a tale livello”.

Lo ha sottolineato la Ragioneria generale dello Stato nel rapporto 2017 sulle “Tendenze di medio – lungo periodo del sistema pensionistico e socio sanitario. La Ragioneria ha lanciato un allarme su eventuali modifiche della normativa sui requisiti minimi. Eventuali interventi di legge diretti non tanto a sopprimere esplicitamente gli adeguamenti automatici sulle pensioni, inclusi gli scatti di età,

“ma a limitarli, differirli o dilazionarli, determinerebbero comunque un sostanziale indebolimento della complessiva strumentazione del sistema pensionistico italiano”

Misure volte a fermare o rallentare l’adeguamento all’aspettativa di vita dei requisiti anagrafici necessari per accedere alla pensione erano state invocate in particolare dai sindacati, contrari allo scatto dell’aumento a 67 anni previsto per il 2019. Secondo la ragioneria:

“Una modifica normativa volta alla soppressione permanente del meccanismo di adeguamento alla speranza di vita dei requisiti di accesso al pensionamento sarebbe una maggiore spesa per pensioni in rapporto al Pil di dimensioni consistenti”.

Specifica infine la Ragioneria che:

“Il processo di elevamento dei requisiti minimi e il relativo meccanismo di adeguamento automatico sono dei fondamentali parametri di valutazione dei sistemi pensionistici specie per i Paesi con alto debito pubblico come l’Italia”.