Oro in corsa sfonda quota $1.800, prima volta dal 2011. Boom ETF

8 Luglio 2020, di Mariangela Tessa

Continua il rally delle quotazioni dell’oro. Il prezzo del metallo ha superato ieri la soglia psicologica dei 1.800 dollari l’oncia – il suo livello più alto da settembre 2011, portando a +20% circa i guadagni da inizio anno.

Cosa sta succedendo?

Secondo gli analisti, l’acquisto di oro è considerato dagli investitori una buona copertura contro un potenziale arretramento del mercato azionario se il rimbalzo degli utili e l’economia non si materializzassero nel 2021 come previsto.

“Con i casi di coronavirus che superano i 10 milioni e che sono in aumento, gli investitori guardano all’oro per proteggersi contro gli effetti di un ulteriore shutdown. La ripresa delle tensioni tra Washington e Pechino è poi un altro elemento a supporto. Inoltre, sono emersi nuovi elementi che spingono il trend positivo del metallo giallo. Il primo è il “fattore contrarian”. Gli investitori professionali, a differenza di quelli retail, stanno attualmente scommettendo contro il metallo giallo, considerato che l’interesse nel breve termine è superiore al 50%. Un altro fattore è quello relativo alla protezione contro il rischio di ribassi. Non si può negare che i mercati siano saliti troppo rapidamente dopo essere scesi… altrettanto rapidamente.

Questo dovrebbe continuare a spingere gli investitori verso asset considerati “sicuri”. L’oro è uno di questi. Guardando la reazione dell’oro durante le fasi ribassiste dei mercati, si nota che il metallo giallo performa sempre meglio rispetto al mercato azionario, è stato così nel 1987, nel 1998, nel 2000, nel 2007 e ancora oggi. Sebbene le condizioni economiche possano variare da una recessione all’altra, storicamente è più probabile che l’oro riporti buone performance durante una recessione economica” ha spiegato John Plassard, Investment Specialist del Gruppo Mirabaud.

C’è poi il capito Federal Reserve.

“I prezzi dell’oro tendono a salire quando la Federal Reserve mantiene i tassi di interesse estremamente bassi, come sta facendo ora” ha spiegato Gerald Sparrow, Chief Investment Officer di Sparrow Capital Management, in un’intervista a CNN Business, aggiungendo che la Fed sta anche cercando di rilanciare l’economia iniettando più soldi nel sistema con una varietà di programmi di prestito. “Tutti questi stimoli potrebbero eventualmente indebolire il valore del dollaro e creare maggiori pressioni di inflazione, spingendo sempre più in alto il valore dell’oro”.

Cosa aspettarsi per il futuro

Guardando avanti, non è escluso un ulteriore rialzo dei prezzi.

“Se da un lato è ovviamente difficile confrontare l’attuale crisi con quella del 2008, dall’altro ci sono analogie tra i trend dell’oro e il comportamento delle banche centrali. In entrambi i casi, il prezzo dell’oro è sceso inizialmente di quasi il 20% a causa di problemi di liquidità (gli investitori vendono oro in cambio di liquidità). In secondo luogo, il prezzo dell’oro è aumentato quando la Fed ha annunciato un quantitative easing di 600 miliardi di dollari nel novembre 2008. La stessa tendenza sta emergendo chiaramente dopo le recenti iniezioni massicce di liquidità da parte delle banche centrali di tutto il mondo. Gli studi dimostrano addirittura che il prezzo dell’oro è stato storicamente correlato all’espansione del bilancio della Federal Reserve” aggiunge Plassard, che passa ad analizzare il capitolo inflazione.

“Bisogna considerare anche che dall’inizio della crisi del covid-19, l’inflazione è rallentata (calo nei prezzi dei servizi e dell’energia). Ci si aspetta, tuttavia, un aumento dei prezzi nel breve periodo. Questo non è il nostro scenario di base, ma potremmo assistere all’emergere di alcune “tasche di inflazione”.
Soprattutto se la produzione diventa sempre più localizzata. Infatti, man mano che le aziende diventano più consapevoli dei rischi di produrre merci all’altro capo del mondo – in particolare in Cina – penseranno sempre più a rimpatriare parte della loro produzione, il che ovviamente comporta costa maggiori che vengono poi trasferiti al cliente finale. Inoltre, man mano che i governi diventano più consapevoli dell’importanza della sanità, dovrebbero rivedere le priorità e rafforzare i sistemi sanitari. Il che significa costi più elevati. Il rischio inflazionistico (anche se non è presente, il che è paradossale) spingerà gli investitori verso l’oro.

L’oro offre rendimenti più interessanti dei titoli di Stato. Le obbligazioni governative, storicamente redditizie, rappresentavano tradizionalmente un’alternativa interessante all’oro. Tuttavia, il recente crollo dei rendimenti ha cambiato il paradigma e il pensiero degli investitori. Dalla seconda metà del 2019 abbiamo visto che l’oro può avanzare nonostante i rialzi dei mercati azionari e del dollaro. Lo status dell’oro come bene “esclusivamente rifugio” è svanito, e il metallo giallo è ora diventato un investimento “tradizionale”.

Boom del ETF

Infine – ed è importante sottolinearlo – sta diventando sempre più facile acquistare oro. Non ci sono più grandi divari tra acquisto e vendita. Nel frattempo, gli ETF sull’oro sono sempre più comuni.

A questo proposito, i dati del WGC mostrano che nel primo semestre l’afflusso netto sugli ETF è stato a livelli record (circa 747 ton). Si tratta di un ammontare che potrebbe assorbire il 45% della produzione mondiale del primo semestre.