Oro, cresce domanda: caccia aperta in Turchia, dove crisi è dietro l’angolo

27 Novembre 2017, di Daniele Chicca

Sui mercati dei metalli si segnalano sia volumi sia domanda in aumento per l’oro. Gli investitori stanno chiudendo le posizioni sui contratti in scadenza a dicembre (per farlo l’ultima data utile è oggi, 27 novembre), per aprire quelle nei contratti con consegna febbraio.

Complice la scadenza di alcuni contratti sopra citata, venerdì i volumi per gli scambi di oro sulla piattaforma del Comex sono stati quasi pari al doppio della media a 100 giorni. Il valore di open interest aggregato è destinato a crescere per il terzo trimestre di fila, la striscia positiva più lunga dal 2009. Le posizioni aperte nei fondi comuni ETF legati all’oro, intanto, sono vicine ai massimi di un anno.

L’oro attira l’attenzione di gestori di portafoglio e asset allocators”, dice in una email a Bloomberg George Gero, a New York-based managing director di RBC Wealth Management. “Il mercato dei future sull’oro non è agito e prosegue positivamente in attesa di ricevere più informazioni e notizie sulla riforma fiscale Usa e sulle decisioni della Fed alla riunione di dicembre”.

La maggioranza di trader e analisti del mercato dell’oro interpellati da Bloomberg in un sondaggio settimanale pubblicato lo scorso giovedì è pronta a scommettere su un rialzo dei prezzi del bene rifugio per eccellenza, anche grazie al dollaro debole.

Turchia, caccia all’oro per paura di evento shock

I turchi stanno comprando più oro in questo periodo di come non avevano fatto mai prima d’ora. I lingotti e le monete d’oro importati hanno superato quota $16 miliardi in settembre. Il World Gold Council ha pubblicato un rapporto giovedì scorso in cui si vede come gli acquisti di oro da parte della Turchia siano più che triplicati a 47 tonnellate dai livelli di 14,8 tonnellate registrati nello stesso periodo l’anno scorso.

A preoccupare sono le condizioni economiche e l’incertezza politica nel paese guidato da Erdogan, sempre più in rottura con il mondo Occidentale. L’Unione Europea sta per esempio valutando l’idea di inserire Ankara nella lista nera dei paradisi fiscali, mentre gli Stati Uniti potrebbero imporre sanzioni economiche contro la Turchia.

Una crisi economica sarebbe ormai dietro l’angolo, secondo il direttore degli investimenti di Global Asset Manager Paul McNamara, che ha parlato dei problemi della Turchia durante il Reuters Investment Outlook Summit della settimana scorsa: “la Turchia è di gran lunga il paese del quale siamo più preoccupati. Abbiamo paura che una crisi sia dietro l’angolo“.

Dopo che lo scoppio dello scandalo dei Paradise Papers ha coinvolto da vicino il primo ministro Binali Yildirim, l’opposizione ha lanciato un appello per chiedere le sue dimissioni. In alcuni dei 13 milioni di documenti di uno studio legale delle Bermuda ottenuti dal consorzio di giornalisti investigativi, si evince che i figli del premier sono colpevoli di aver messo a punto un sofisticato schema di evasione fiscale tramite conti e società offshore.

Il boom della domanda di oro non riguarda solo i cittadini “comuni”. Anche la banca centrale sta accumulando posizioni nell’oro, avendo incrementato le operazioni di acquisto di 30,4 tonnellate nel solo terzo trimestre. Il motivo principale riguarda le tensioni politiche interne e la crisi politica con alcune potenze internazionali, compreso lo spettro di sanzioni punitive.

Anche la lira turca e non solo i mercati azionari stanno subendo l’impatto di simili tensioni. La divisa ha perso il 15% circa contro il dollaro nel solo mese di settembre. Nel frattempo i rendimenti dei Bond governativi hanno toccato i massimi di sempre al 12%. Questa congiuntura sfavorevole di rendimenti e tassi di interesse ha costretto la banca centrale a intervenire e aumentare le stime sull’inflazione di fine anno al 9,8%.

Una bomba economica pronta a esplodere da un momento all’altro, secondo quanto riferito al quotidiano israeliano Haaretz dal gestore McNamara. “Una montagna di debito internazionale, la bilancia delle partite correnti, un boom del mercato immobiliare, la politica: la lista dei problemi è lunga in Turchia” e se la si mette insieme si ottiene “la ricetta per un disastro”.

“L’inflazione si sta surriscaldando, ha osservato McNamara, e il balzo dei debiti verso l’estero da parte delle sue banche potrebbe far sprofondare la Turchia in una fase di crisi già a partire dall’anno prossimo