Wall Street debole. Vendite su petrolio ed euro. Buy su sterlina e alert aziende Usa

1 Settembre 2016, di Laura Naka Antonelli

Wall Street cauta, sulla scia di alcuni dati arrivati dal fronte macro Usa, nell’attesa della pubblicazione di quello che sarà il market mover dell’azionario per molte settimane a venire, almeno fino a quando la Fed deciderà il da farsi sui tassi di interesse nella prossima riunione di fine settembre. Il market mover è il report occupazionale Usa che sarà diffuso domani, venerdì 2 settembre, alle 14.30 ora italiana.

A Wall Street, Nasdaq Composite +0,30% a 5.226 punti; Dow Jones +0,20%, a 18.428 punti, e S&P +0,10% a 2.173 punti.

Campanello d’allarme dal dato relativo alla produttività Usa che, relativo al secondo trimestre dell’anno, è stato rivisto al ribasso: la flessione non è stata dello 0,5%, come inizialmente riportato, ma più accentuata, pari a -0,6%. Ciò significa che le aziende americane staranno creando forse nuovi posti di lavoro, senza però riuscire a vedersi garantite, sia dai nuovi che dai vecchi dipendenti, una maggiore produttività. Rese note anche le richieste iniziali dei sussidi di disoccupazione che, nella settimana terminata il 27 agosto, sono salite di 2.000 unità, a quota 263.000 unità; il livello dei licenziamenti è rimasto vicino tuttavia ai minimi del periodo successivo alla fine della recessione.

Intanto, i prezzi del petrolio, già reduci dal forte calo -3% circa della sessione di ieri, accelerano al ribasso, con il contratto WTI che scende -1,43%, a $44,06 e il Brent che scivola -1,49%, a $46,19. Oro ingessato, -0,04% a $1.310,90 l’oncia.

Guardando ad altri mercati, sul forex l’euro scende sul dollaro a $1,1136 (-0,20%); dollaro in rialzo sullo yen +0,50%, a JPY 103,95; sterlina-dollaro +0,97% a $1,3266. Euro-yen +0,30%, a JPY 115,75. Euro sterlina -1,15%, a GBP 0,8394, euro-franco svizzero -0,01%, a CHF 1,0976. Il balzo della sterlina si spiega con l’ottimo dato relativo all’indice Pmi, che ha smentito le preoccupazioni circa gli effetti negativi della Brexit

L’azionario Usa continua a fare i conti con le dichiarazioni contrastate che arrivano dalla Fed: ieri il numero uno della Fed Neel Kashkari ha affermato che bisognerebbe guardare all’andamento dell’inflazione core, prima di ricorrere a una manovra restrittiva (Kashkari non è comunque membro del Fomc, il braccio di politica monetaria che decide sui tassi)