Spese al consumo reali: la prova peggiore su due mesi dai tempi della crisi
Tutto come previsto, o quasi: le spese al consumo sono salite dello 0,2% negli Stati Uniti a febbraio, in sintonia con la lettura antecedente e con quelle che erano le aspettative del mercato. Stando ai dati diffusi dal Dipartimento del Commercio, i redditi personali si sono attestati anch’essi su livelli attesi, mostrando una variazione positiva dello 0,4%, in linea con la lettura precedente e con le stime del mercato.
Anche l’indice PCE (price consumption expenditures) di fondo, ossia quello ‘core’, un indicatore che viene monitorato con attenzione dalla Federal Reserve, ha mostrato un rialzo dello 0,2%, in frenata rispetto allo 0,3% di gennaio, ma in linea con le previsioni. Su base annuale, tuttavia, l’incremento del deflatore dei consumi personali Usa è stato dell’1,8% è risultato più sostenuto dell’1,7% previsto, posizionandosi ai massimi di mesi.
A preoccupare è piuttosto la crescita del tasso al quale risparmiano gli americani, dal 3,2% al 3,4%, nonché la spesa reale per i consumi: il dato è rimasto invariato a febbraio dopo la contrazione dello 0,2% di gennaio. Si tratta dell’andamento peggiore sull’arco di due mesi visto dai tempi delll’ultima grande crisi finanziaria.

Breaking news
Apertura negativa per Wall Street con il Nasdaq in forte ribasso. I timori di un aumento dei tassi d’interesse si intensificano dopo un solido rapporto sull’occupazione. Il Dow Jones e lo S&P 500 mostrano andamenti contrastanti, mentre il prezzo del petrolio Wti scende al Nymex.
L’entrata nel Blocco A1 è in linea con la strategia esplorativa di Eni che mira a creare un portafoglio geograficamente diversificato
Nel primo trimestre del 2026, il PIL dell’Eurozona ha subito una flessione dello 0,2%, secondo Eurostat. Questo dato è inferiore alle previsioni iniziali di crescita e al consensus. Parallelamente, l’occupazione ha mostrato un leggero aumento, in linea con le aspettative degli analisti.
Airbus ha registrato un aumento del 59% nelle consegne di aerei a maggio rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, totalizzando 262 velivoli consegnati dall’inizio dell’anno. Questo incremento è stato sostenuto da una ripresa delle consegne in Cina dopo la risoluzione di ritardi amministrativi. Airbus punta a consegnare 870 aerei entro il 2026, con 815 ordini lordi registrati finora.