Schroders: “Reputazione di Draghi giunta al termine”

3 Dicembre 2015, di Daniele Chicca

Così tante aspettative, così tanta delusione. “La reputazione di Mario Draghi, sempre in grado di superare le attese dei mercati in tema di stimoli, oggi è giunta al termine”. È il concetto espresso da Azad Zangana, Senior European Economist & Strategist di Schroders, in riferimento alle aspettative deluse della Bce. “Dopo aver lasciato intendere, negli ultimi due mesi, che fosse in vista un rafforzamento delle misure di stimolo di politica monetaria, Draghi non ha rispettato le attese.

Sono state annunciate cinque misure:

1) Il tasso sui depositi è stato tagliato da -0,2% a -0,3%; tuttavia, il tasso principale e quello sui prestiti sono rimasti invariati (allo 0,05% e allo 0,3%, rispettivamente).

2) L’allentamento quantitativo (QE) da 60 miliardi al mese è stato esteso fino a marzo 2017 (precedentemente doveva terminare a settembre 2016).

3) La BCE ora reinvestirà il capitale dei titoli in scadenza acquistati nell’ambito del QE, per il tempo necessario.

4) Nel novero degli asset che la BCE può acquistare sono stati aggiunti i bond dei Governi regionali e locali;

5) Le operazioni principali di rifinanziamento e le operazioni di rifinanziamento di lungo termine a tre mesi potranno essere utilizzate almeno sino a fine 2017.

Rispetto a tali misure, i mercati si aspettavano un taglio di almeno 20 punti del tasso sui depositi e un incremento di almeno 20 miliardi agli acquisti mensili attuati tramite il QE. Data la delusione, l’euro è salito di circa il 2,2% contro il dollaro, mentre le borse europee hanno registrato forti cali. Chiaramente, Draghi deve ripensare la sua strategia di comunicazione. Sembrare in grado di far sempre meglio rispetto alle attese dei mercati ha portato alla fine ad attese irrealistiche, e quindi alla delusione.

Per quanto riguarda le nostre previsioni, non ci aspettavamo un aumento degli acquisti mensili, ma una estensione del programma di allentamento quantitativo, sebbene solo fino al termine del 2016. Il nuovo taglio ai tassi sui depositi non era incluso nelle nostre stime, ma non ci aspettiamo che avrà un gran impatto su crescita o inflazione. Le altre misure sono studiate per ridurre il rischio che eventuali difficoltà tecniche ostacolino l’attuazione e la fine del QE.

Una difficoltà per Draghi, nel suo tentativo di attuare ulteriori stimoli, è costituita dal fatto che le prospettive per l’Eurozona non giustificano necessariamente tali nuove misure. Gli ultimi indicatori sull’attività economica continuano a migliorare, nonostante il quadro esterno più debole e i timori legati alla sicurezza. La bassa inflazione ha dato sostegno al reddito disponibile delle famiglie in termini reali, mentre la ripresa dei flussi del credito sta spingendo la domanda domestica, aiutata anche dai bassi tassi di interesse.

Inoltre, l’euro si è deprezzato fortemente rispetto al livello di 1,14 contro il dollaro di ottobre all’1,05 attuale (salendo fino a 1,08 dopo l’annuncio delle decisioni della BCE). La decisione dell’Eurotower di non aumentare l’importo degli acquisti mensili del QE lascia un po’ di spazio di manovra nel caso siano necessari ulteriori stimoli nel 2016. La Banca centrale è chiaramente preoccupata circa la propria capacità di procedere con gli acquisti, data l’offerta limitata di asset e i limiti che si è imposta: per questo ha incluso nella gamma di titoli acquistabili le obbligazioni regionali e locali.

Nel complesso, gli ulteriori stimoli annunciati dalla BCE potrebbero avere un impatto marginalmente positivo sulle prospettive dell’Eurozona. Gli investitori che si sono lasciati sorprendere dovranno imparare a guardare con più attenzione i dati macro e a non aspettarsi che la BCE punti sempre a tranquillizzarli. Ora attendiamo le decisioni della Fed di questo mese. Presumendo che Janet Yellen faccia quanto annunciato questa volta e rialzi i tassi di interesse in linea alle attese del mercato, potremmo assistere a una ripartenza del trend ribassista dell’euro.