Draghi rinnova la sfida alla Germania: QE è qui per restare (malgrado Trump)

18 Novembre 2016, di Daniele Chicca

Nel suo intervento a Francoforte Mario Draghi, chiamato a difendere il programma di Quantitative Easing, fortemente indigesto alle autorità della Germania, dirà che la ripresa nell’area euro dipende ancora molto dalle politiche di accomodamento monetario varate dalla Bce. La banca centrale, farà sapere Draghi ai funzionari tedeschi, continuerà pertanto ad agire usando tutti gli strumenti a sua disposizione, pur sempre nel rispetto del suo mandato che è quello di garantire la stabilità dei prezzi.

Draghi, le cui dichiarazioni sono già state pubblicate sul sito della Bce, si trova davanti a un bivio: alla riunione di inizio dicembre vorrebbe probabilmente annunciare un potenziamento degli strumenti eterodossi per rilanciare la crescita e rinfocolare l’inflazione, tuttavia l’elezione di Donald Trump alla presidenza Usa complica la vita al banchiere centrale. Le politiche lassiste negli investimenti e i piani di taglio fiscale di Trump rischiano di provocare infatti una reflazione negli Stati Uniti e la Federal Reserve ha fatto capire che si appresta ad alzare i tassi. Una divergenza di politica monetaria troppo ampia tra Usa ed Eurozona rischia di creare distorsioni sui mercati valutari, penalizzando troppo l’euro rispetto al suo reale valore e innervosire così ulteriormente la Germania.