Bper non convince il mercato, Credem in cerca di M&A continua a correre in Borsa. Pop Sondrio pronta al risiko?

9 Febbraio 2022, di Redazione Wall Street Italia

Pioggia di trimestrali di banche a Piazza Affari: tra le protagoniste delle ultime ore Bper – che si avvia a inglobare la banca ligure Carige – ma anche – o soprattutto – Credem e Popolare di Sondrio.

Il titolo Credem continua a correre a Piazza Affari, scattando di oltre il 3% appena dopo l’avvio della giornata di contrattazioni – dopo il rally fino a +5% della vigilia,  Bper si conferma tra le maglie nere dell’indice Ftse Mib, con una flessione iniziale fino a – 3% che però poi si riduce. Popolare di Sondrio debole, in lieve calo.

Già ieri Credem era volata in Borsa, grazie all’utile netto migliore della storia del gruppo e sulla scia delle dichiarazioni del direttore generale Nazzareno Gregori che, nel corso della conference call sul bilancio del 2021, ha mostrato interesse per ulteriori operazioni di M&A, dopo l’acquisizione di CariCento. E già l’anno scorso si erano rincorsi, in termini di risiko bancario, diversi rumor e speculazioni su un possibile matrimonio tra Credem e Pop Sondrio. Già allora si scriveva che la Popolare di Sondrio, avrebbe potuto finire nel radar di Credem, disposta a crescere in modo inorganico dopo l’acquisizione di CariCento.

All’inizio dell’anno, si era parlato di Pop Sondrio anche come possibile partecipante del terzo polo bancario italiano, insieme a Bper e Carige, dopo il sì dell’Fitd, maggiore azionista di Carige con una quota dell’80%, all’offerta -migliorata – di Bper.

D’altronde, una fusione tra Pop Sondrio e Bper appare quasi naturale, orchestrata magari sotto la regia del maggiore azionista in comune: Unipol, capitanata dall’AD Carlo Cimbri, che detiene una quota del 19% circa in Bper e del 9% circa nell’istituto valtellinese.

Credem, Gregori: cercheremo altre opportunità con grande interesse

Così ha espresso intanto il suo interesse a operazioni M&A Gregori di Credem.

“Cercheremo sul mercato altre opportunità con grande interesse, ma bisogna essere in due per fare queste operazioni”, ha detto Gregori, aggiungendo che “certamente la crescita anche per linee non organiche è un nostro obiettivo, però mantenendo fermo il nostro obiettivo di crescere organicamente”.

Sicuramente, il bilancio è stato promosso dagli analisti, con Equita che ha commentato il risultato operativo del 34% sopra le attese (175 milioni contro 131 milioni) grazie “al forte contributo delle performance fees (48,9 milioni), a un margine d’interesse più elevato (135 milioni contro 128 milioni) e migliori commissioni bancarie e ricavi assicurativi”.

La SIM milanese ha sottolineato che il quarto trimestre è stato migliore delle attese con “tutte le linee di ricavo più alte al di là delle componenti straordinarie”.  In merito all’outlook ha scritto:

“confermate le linee guida di medio termine con mantenimento dei ritmi di sviluppo commerciali di raccolta e impieghi superiori alla media del mercato, progresso selettivo del credito, conferma della solidità del profilo di rischio e livelli patrimoniali, prosecuzione del piano di sviluppo CariCento con realizzazione di sinergie di costo”.

Equita ha un rating buy sul titolo con target price a 7,4 euro.

Giudizio positivo su Credem anche da parte degli analisti di Mediobanca Securities, che hanno un rating “outperform” con target sul prezzo pari a 7 euro.

Bper: utile 2021 raddoppiato a 525 MLN. AD: sfide importanti in 2022

Tornando a Bper, la banca ha annunciato di aver riportato nel 2021 un utile pari a € 525,1 milioni, superiore alle attese, grazie agli sportelli Ubi Banca.

L’utile è raddoppiato rispetto ai 245,7 milioni dell’anno precedente e si è confermato superiore alle stime del consensus raccolte da Bloomberg, che erano pari a 507 milioni di euro, e anche ai 516 milioni previsti da Equita.

Il Consiglio di Bper ha approvato la proposta per la distribuzione di un dividendo unitario in contanti pari a 6 centesimi di euro per azione.

Così l’amministratore delegato di Bper, Piero Luigi Montani, ha commentato i risultati di bilancio della banca:

“Il 2021 è stato un anno particolarmente importante per BPER sotto diversi aspetti, a partire dal significativo rafforzamento della posizione competitiva, che ci ha consentito di incrementare la quota di mercato degli impieghi dal 3,0% al 4,4% con una maggiore presenza nelle zone più produttive e dinamiche del paese e aumentare anche il numero di clienti di oltre il 50% dai 2,7 milioni precedenti a 4,2 milioni”.

“Le attività messe in campo con rapidità ed efficacia, oltre a dimostrare il dinamismo del nostro Gruppo Bancario e la volontà di crescere anche per linee esterne, hanno portato ad un aumento strutturale della redditività ordinaria, accompagnato ad un forte miglioramento della qualità degli attivi e al mantenimento di una solida posizione patrimoniale, con un CET1 ratio Fully Phased pari al 13,5%. L’esercizio si è chiuso con un utile di 525 milioni di euro, con ricavi in costante aumento, supportati anche dall’ottima performance commerciale”.

“Da sottolineare, inoltre – ha detto ancora Montani, in base a quanto emerge dal comunicato della banca – la crescita derivante dal business bancario tradizionale e dall’attività di finanziamento in forte accelerazione nell’ultimo trimestre dell’anno, a conferma della ripresa economica in atto. Trend che ci aspettiamo prosegua anche nel 2022 trascinato dagli investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)”.

“Sul fronte dei costi l’esercizio è stato caratterizzato da diverse componenti straordinarie connesse anche alla crescita del perimetro del Gruppo. Nel 4° trimestre dell’anno, inoltre, abbiamo spesato il costo relativo alla manovra sul personale volta a favorire un ricambio generazionale e posto in essere ulteriori azioni di razionalizzazione della base costi, che accresceranno la nostra efficienza operativa. Con riferimento alla qualità del credito, abbiamo registrato dei trend in costante miglioramento, con un NPE ratio che a fine anno si è attestato al 4,9% lordo e 2,0% netto, grazie anche alle cessioni di crediti deteriorati effettuate nel corso dell’anno, incrementando al contempo i livelli di copertura”.

Montani ha sottolineato anche il forte impegno rivolto alle tematiche ESG, sia a livello di governance con la creazione di un apposito Comitato Sostenibilità endoconsiliare, sia nell’attività costante delle varie funzioni aziendali”, fattori che hanno permesso “l’inserimento di BPER Banca nell’indice MIB ESG di Borsa Italiana”.

“Nel 2022 – ha concluso l’AD di Bper – ci aspettano sfide importanti, vogliamo proseguire nel nostro percorso di crescita continuando a migliorare i fondamentali della Banca. I risultati raggiunti in termini di incremento della redditività, miglioramento della qualità del credito e solidità patrimoniale costituiscono una solida base per il nuovo piano industriale e ci consentiranno di generare ulteriore valore a vantaggio di tutti gli stakeholder”.

Così Equita SIM ha commentato i risultati di Bper, focalizzandosi sui risultati del quarto trimestre del 2021, che hanno messo in evidenza una perdita netta di 61 miloni, meglio comunque rispetto al passivo atteso di -71 milioni, ma anche poste di bilancio che hanno deluso le aspettative:

“Come atteso, i risultati del quarto trimestre sono stati significativamente impattati da varie voci one-off, legate anche alle iniziative che saranno delineate più chiaramente con il nuovo business plan. In dettaglio:

  • NII (margine di interesse): 386 milioni (-1% QoQ ovvero su base trimestrale), meno dei 391 milioni attesi
  • Ricavi complessivi: 898 milioni (+1% QoQ) vs 872 milioni attesi.
  • Utile operativo: 39 milioni rispetto agli 83 milioni attesi.
  • LLPs: -122 milioni (62bps) rispetto a -168mn (86bps) attesi.

La SIM milanese ha fatto notare che la”sorpresa a livello di ricavi è attribuibile a un forte andamento delle commissioni (469mn vs 450mn exp.) e al maggiore contributo da trading/dividendi, che più che compensano un NII (margine netto di interesse) più debole delle attese e in calo su base trimestrale, nonostante la buona dinamica sul fronte impieghi (+3% QoQ)”. L’utile operativo è stato invece  “inferiore alle attese principalmente per maggiori componenti one-off lato costi (210 milioni legati all’uscita del personale vs 200 milioni attesi e i 60 milioni di D&A addizionali per rettifiche). Al netto di queste componenti i costi operativi sarebbero sostanzialmente allineati alle attese”.

“Sotto la linea operativa – si legge ancora nella nota di Equita – gli LLPs sono stati inferiori alle attese a 62 punti base nonostante il derisking effettuato a fine anno.

Il dividendo per azione DPS è stato per l’appunto di 6 cents (3% yield), in linea con le attese, l’NPE ratio pari al 4,9%, il CET1 fully loaded pari al 13,5% (in ribasso di 18 punti base su base trimestrale).

Pop Sondrio: Equita SIM parla di probabilità M&A al 40%

Sul fronte M&A, gli analisti di Equita hanno messo nel radar Banca Popolare di Sondrio, dopo gli ottimi risultati di bilancio comunicati nella giornata di ieri.

L’utile netto della banca diventata da poco Spa è più che raddoppiato (+152%), confermandosi il migliore della storia dell’istituto. I risultati sono stati tali che Equita, nella nota odierna, ha scritto di aver alzato il target price del 14% a 4,9 punti base con (2023 P/E = 10,6x, P/TE = 0,6x con ROTE al 6,2%), “incorporando una probabilità di M&A al 40%”.

Così la SIM:

“Apprezziamo l’ottima performance realizzata nel 2021 e non escludiamo un aumento dell’appeal speculativo nei prossimi mesi. Confermiamo HOLD in attesa di avere maggiore visibilità sulla sostenibilità del ROTE con il nuovo piano industriale”.

Equita ha commentato i risultati di Pop Sondrio parlando di “forti risultati nel quarto trimestre del 2021 superiori alle attese, grazie a maggiori ricavi el minore costo del rischio. In particolare l’utile netto è ammontato nell’ultimo trimestre del 2021 a 67 milioni, molto meglio dei 48 milioni attesi. Di seguito, altre voci di bilancio:

  • NII: 139 milioni (+10% su base trimestrale, +8% su base annua), meglio dei 130 milioni attesi.
  • Ricavi totali: 274 milioni (+10% QoQ, +4% YoY), meglio dei 260 milioni attesi.
  • Utile operativo: 132 milioni (+4% QoQ, +3% YoY), meglio dei 124 milioni attesi;
  • LLPs: -35mn (45bps) rispetto -47mn (61bps) attesi;

Equita ha parlato di una “significativa sorpresa positiva a livello di margine netto di interesse e commissioni”. In particolare, “la crescita dell’NII è principalmente attribuibile all’effetto volumi, alla luce di un solido trend di crescita degli impieghi (+1% QoQ, +6% YoY) e del maggiore apporto del portafoglio titoli (+2% QoQ, +30% YoY a 13bn). Le commissioni a 99mn (+14% YoY vs 95mn exp.) hanno beneficiato della prosecuzione del forte trend di crescita della raccolta indiretta (+5% QoQ)”. “I costi operativi sono risultati leggermente superiori alle attese, anche al netto di maggiori oneri sistemici (8mn vs 6mn exp.)” ma il rapporto C/I si è attestato a un “ottimo 52%”.

Il “ROTE (di Popolare di Sondrio) del 2021 è stato pari all’8,7%, superiore alla guidance di 8% a cui noi eravamo sostanzialmente allineati” mentre, “dopo le cessioni effettuate nel 4Q21, l’NPE Ratio è sceso dal 7,5% al 5,8%”.

Ancora, “nonostante il calo di 78 punti base su base trimestrale, il CET1 si conferma a un livello estremamente solido al 15,7%. La riduzione del CET1 è attribuibile a maggiori RWA e ipotizziamo alla deduzione del dividendo sull’utile 2021″.

La SIM ha spiegato il suo ottimismo sulla distribuzione di cedole da parte della banca valtellinese:

“Sebbene non sia stata fornita alcuna indicazione, riteniamo che BPSO possa mantenere un livello di payout in linea con la media storica in area 30% (dividendo per azione 0,18, ie 4% yield)”. Concludendo che, “in attesa delle guidance che saranno fornite col Business Plan di marzo, alziamo il 2022-23E utile netto del 16% in media. In particolare la forte dinamica dei volumi e le azioni sul portafoglio titoli, combinato con potenziale aumento dei tassi, ci portano a ipotizzare che Pop Sondrio sia in grado nei prossimi anni di almeno preservare il livello di NII 2021, mentre sulle fee continuiamo a vedere spazi di crescita, seppur a un ritmo più ‘normalizzato’. Dopo il significativo derisking effettuato nel 2021, vediamo un costo del rischio in area 45 punti base”.