Mps-UniCredit: in scadenza la due diligence. In ballo 6mila esuberi

7 Settembre 2021, di Alessandra Caparello

In scadenza questa settimana la due diligence concessa in esclusiva ad Unicredit su Mps, controllato per il 64% del capitale dal Mef. Sta per terminare quindi il periodo di esclusiva concordato con il Tesoro, ma si prospetta un prolungamento dei termini per il negoziato.

Dopo quella di Orcel, anche il presidente dell’istituto senese Patrizia Grieco scrive una lettera ai dipendenti in cui spiega che l’analisi della data room, «sta procedendo nel rispetto dei tempi e degli impegni stabiliti».

Il cda del gruppo monitorerà e supervisionerà il cammino della soluzione strutturale avviata con l’apertura della Virtual Data Room, ribadendo nei confronti di voi tutti il massimo impegno affinché siano preservati i valori e il patrimonio di competenze della banca.

 I prossimi giorni dovrebbero essere quelli decisivi e una comunicazione potrebbe arrivare a quel punto con ogni probabilità nel fine settimana, a mercati chiusi. La prossima settimana intanto è previsto un altro appuntamento importante: l’audizione del Ceo di Unicredit Andrea Orcel davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario in programma il 14 settembre.

Mps-Unicredit: storia di un matrimonio ancora da fare

Dopo mesi di indiscrezioni e di contatti informali, sono iniziate in piena estate le trattative ufficiali tra Unicredit e Mps. Nel dettaglio la banca milanese e il ministero dell’Economia e delle Finanze, nella sua qualità di azionista di maggioranza di MPS, avevano comunicato di aver “approvato i presupposti per una potenziale operazione avente ad oggetto le attività commerciali della banca senese, attraverso la definizione di un perimetro selezionato e di adeguate misure di mitigazione del rischio”. Tra i principali presupposti concordati con il Mef per verificare la fattibilità dell’operazione a livello patrimoniale ed economico c’è la neutralità della stessa rispetto alla posizione di capitale del Gruppo su base pro forma, un accrescimento significativo dell’utile per azione dopo aver considerato le possibili sinergie nette dell’operazione ed in ogni caso il mantenimento dei livelli attuali di utile per azione anche prima di tener conto delle possibili sinergie al 2023..

Gli altri presupposti riguardano i contenziosi, i crediti deteriorati e il personale. Proprio sul personale, c’è un “accordo sulla gestione del personale in funzione del compendio inerente all’esercizio delle attività commerciali, al fine di assicurare un’integrazione agevole, rapida ed efficace del business nel gruppo”.

E mentre sono iniziate le danze per il matrimonio Unicredit-Mps, sono emersi i primi interrogativi sull’operazione, sollevati da sindacati e della politica, specialmente locale, tutti preoccupati per le ricadute di un’operazione che rischia di cancellare la più antica, anche se malconcia, banca al mondo. Dal Tesoro assicurano che si farà di tutto per limitare gli esuberi e difendere l’integrità del Monte. Ma il rischio di 5-6 mila uscite su un totale di 21.400 dipendenti Mps esiste e sarà l’ex capo delle risorse umane Mps, Ilaria Dalla Riva, appena passata a Unicredit a dover gestire un dossier non semplice.

Sembra ormai certo l’accordo sul marchio facendo entrare la banca pubblica Mediocredito Centrale, istituto al 100% di Invitalia, già controllante della Popolare di Bari. Mcc è entrata nella dataroom senese accanto a Unicredit con l’obiettivo di verificare circa 150 filiali del Centro-Sud che non interessano alla banca di Piazza Gae Aulenti e le attività corporate della banca, ovvero Capital Services, il leasing, il centro informatico e altre attività accessorie.

Se Mcc rileverà il marchio Montepaschi, diventerebbe così l’insegna sotto la quale la stessa Mcc con le sue nuove attività potrebbe operare come scrive il CorSera, “Per Mcc il marchio senese potrebbe essere un valore aggiunto», spiega la fonte al quotidiano.

In questo modo, oltre al marchio, si salverebbe una presenza a Siena – scrive il quotidiano – e si giustificherebbe anche il mantenimento di un certo livello occupazionale. Oggi Mps occupa 21 mila dipendenti. Si parla di 5-6 mila esuberi per favorire il passaggio a Unicredit ma potrebbero essere di meno. Sulla difesa del marchio della banca più antica del mondo in attività (dal 1472) ieri è tornato Enrico Letta, il segretario Pd che corre proprio a Siena per le elezioni suppletive del 3-4 ottobre. «Mps non è un marchio semplicemente di natura finanziaria, il legame con il territorio ed i lavoratori è parte integrante della forza» di Mps. Il focus del MedioCredito riguarderebbe in particolare le filiali di Sicilia e Puglia e le attività corporate di Mps.