Mps: le filiali di Sicilia e Puglia e il corporate nel mirino di Mcc

30 Agosto 2021, di Alessandra Caparello

Un mese fa la svolta nel dossier Mps con l’avvio delle trattative ufficiali tra UniCredit e la banca senese per il salvataggio di quest’ultima con la benedizione del Mef. Entro la prima decade del mese la banca guidata da Andrea Orcel dovrebbe fornire aggiornamenti a fronte dell’analisi condotta su Mps: la banca milanese, salvo proroghe della due diligence, si ritroverà a discutere con il ministero dell’Economia il perimetro di Mps a cui è interessata e i restanti contorni dell’operazione. Fra le condizioni poste che sia neutrale per il capitale di Unicredit e che ne accresca l’utile per azione.

Ma ora anche la banca pubblica Mediocredito Centrale, istituto al 100% di Invitalia, già controllante della Popolare di Bari, entra nella dataroom senese accanto a Unicredit con l’obiettivo di verificare circa 150 filiali del Centro-Sud che non interessano alla banca di Piazza Gae Aulenti e le attività corporate della banca, ovvero Capital Services, il leasing, il centro informatico e altre attività accessorie.

Inoltre, secondo fonti vicine, c’è l’ipotesi che Mcc rilevi il marchio Montepaschi, che diventerebbe così l’insegna sotto la quale la stessa Mcc con le sue nuove attività potrebbe operare come scrive il CorSera, “Per Mcc il marchio senese potrebbe essere un valore aggiunto», spiega la fonte al quotidiano.

In questo modo, oltre al marchio, si salverebbe una presenza a Siena – scrive il quotidiano – e si giustificherebbe anche il mantenimento di un certo livello occupazionale. Oggi Mps occupa 21 mila dipendenti. Si parla di 5-6 mila esuberi per favorire il passaggio a Unicredit ma potrebbero essere di meno. Sulla difesa del marchio della banca più antica del mondo in attività (dal 1472) ieri è tornato Enrico Letta, il segretario Pd che corre proprio a Siena per le elezioni suppletive del 3-4 ottobre. «Mps non è un marchio semplicemente di natura finanziaria, il legame con il territorio ed i lavoratori è parte integrante della forza» di Mps.

Il focus del MedioCredito riguarderebbe in particolare le filiali di Sicilia e Puglia e le attività corporate di Mps.

Unicredit ed Mps: i nodi ancora da sciogliere

Sullo sfondo ci sono ancora molti nodi da sciogliere nell’acquisizione da parte di Unicredit di Mps tanto che pare scontato lo slittamento della due diligence fin oltre il voto di ottobre viene dato per scontato. Tra i vari nodi troviamo in prima battuta, la scissione non proporzionale di Mps con la parte commerciale che andrebbe ad Unicredit, mentre il resto rimane ai soci attuali di Mps.

Dal perimetro delle attività di Mps che potrebbero essere rilevate da UniCredit inoltre potrebbe rimanere fuori la banca d’affari, Mps Capital Services, la Corporate & Investment Bank che ha sede a Firenze e uffici a Milano, Roma, Siena.
Il rischio c’è, stando a quanto scrive Rosario Dimito su Il Messaggero nell’articolo “Mps, si delinea il perimetro UniCredit. La banca d’affari rischia di restare fuori”.

Gli altri presupposti riguardano i contenziosi, i crediti deteriorati e il personale. Da parte del Tesoro, che vorrebbe ridurre al minimo le ricadute sociali per i riflessi occupazionali e come ha sottolineato il ministro Daniele Franco in Parlamento, si vuole scongiurare smembramenti”, scrive il Messaggero, che spiega: “Nei prossimi giorni il Tesoro concorderà con Unicredit «misure di mitigazione del rischio» che potrebbero far riesaminare il perimetro selezionato. Una delle concessioni riguarderà i livelli occupazionali per contenere il numero degli esuberi da gestire con il fondo di garanzia di sette anni finanziato dallo Stato. Potrebbe non bastare. In ambienti governativi sarebbe rispuntata l’ipotesi di coinvolgere il sistema bancario”.

In una nota Unicredit ha chiesto “l’esclusione di contenziosi straordinari non attinenti all’attività di ordinaria gestione bancaria e di tutti i relativi rischi legali, attuali o potenziali”, “l’esclusione dei crediti deteriorati e l’adeguata copertura di eventuali ulteriori rischi di credito che siano identificati anche a seguito della due diligence attraverso modalità da definire”.

Il tempo utile stringe e i consigli d’amministrazione degli istituti dovrebbero deliberare il via libera dell’operazione entro fine anno.