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MPS, AD: “Clienti preoccupati”. Fusione con Ubi non ha senso

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ROMA (WSI) – Nonostante il precipitare della crisi negli ultimi giorni, MPS “saprà superare, come accaduto nel passato, anche questa fase non facile”. Ne è convinto l’AD Fabrizio Viola, ribadendo che “la banca continua ad operare normalmente”. Il problema è come lo farà. Il governo ha sì allo studio due soluzioni (vedi più sotto), ma una non ha senso dal punto di vista strategico, mentre l’altra sarebbe con  ogni probabilità bloccata sul nascere dall’UE.

In una nota il manager del Monte dei Paschi di Siena riconosce come “ovviamente i clienti che oggi si rivolgono alle nostre filiali sono preoccupati per tutte le cose che si leggono. Nel corso degli ultimi giorni i colleghi delle filiali, che ringrazio, hanno fatto uno straordinario lavoro al fine di fornire alla clientela che lo richiede tutti gli elementi oggettivi necessari per una corretta gestione del rapporto con la banca”.

Al momento la dimensione della raccolta di quei clienti che hanno deciso di spostare parte dei loro risparmi, secondo Viola, “è contenuta e comunque inferiore a quella riscontrata nella precedente crisi che la banca ha vissuto nel febbraio 2013 che è stata brillantemente superata. Per questo motivo sono convinto che la banca saprà superare, come accaduto nel passato, anche questa fase non facile”.

“Le prime evidenze relative al 2015 confermano che l’attuale andamento del tutto anomalo del titolo Mps non ha alcun riscontro nei fondamentali della banca che anche nel corso dell’ultimo trimestre sono migliorati, confermando il trend evidenziato nei primi nove mesi dell’anno”.

Gli dà ragione il presidente della Fondazione, che ormai ha in mano solo 34 milioni di euro. “L’andamento del titolo di Banca Mps di questi giorni non trova giustificazione oggettiva nei dati aziendali secondo i quali l’Istituto è stabile sotto l’aspetto economico e finanziario a seguito della piena attuazione del piano industriale, che ha già dato risultati positivi nei primi nove mesi del 2015″.

Mercato ha perso fiducia

Fatto sta che il mercato ha perso fiducia nelle capacità del management di raddrizzare la barca. Il mercato teme che il gruppo bancaro più antico al mondo finisca per rimanere escluso dal risiko bancario. La travagliata e indebitata azienda è uscita indebolita dagli ultimi aumenti di capitale.

Secindo Marcello Clarich la Fondazione “segue con attenzione e assoluta serenità le reazioni del mercato che non appaiono sempre e necessariamente razionali” e “continua ad esprimere piena fiducia nell’operato del management di Banca Mps”.

Il titolo MPS ha visto andare in fumo il 65% della sua capitalizzazione da luglio dell’anno scorso e questo nonostante gli ultimi due aumenti di capitale richiesti dalla Banca centrale europea. Da ieri Siena capitalizza meno di 2 miliardi di euro.

MPS, governo: allo studio due soluzioni, una non ha strategicamente senso, l'altra sarebbe bloccata dall'UE
Il sottosegretario Luca Lotti (a destra) esprime il suo voto durante l’ultima elezioni del Presidente della Repubblica

Fusione con Ubi Banca non ha molto senso

Il sottosegretario Luca Lotti, intanto, sta provando a trovare una soluzione dell’ultima ora. Tra le ipotesi sul tavolo del governo ci sono due ipotesi per la verità già sondate: la prima riguarda un possibile matrimonio con Ubi Banca, rimasta senza partner nel valzer delle fusioni tra le Popolari, visto che ormai Bpm ha scelto come cavaliere il Banco veronese.

Ma come scrive Camilla Conti su Il Giornale “il senso industriale dell’operazione è poco chiaro e non si comprende perché un gruppo sano come quello bresciano-bergamasco debba accettare la dote non proprio immacolata della banca senese”.

L’unica alternativa a questo punto, secondo quanto riferito al quotidiano da alcune fonti, sarebbe quella di una possibile sinergia con il Banco Poste sfruttando la sua rete sul territorio, ma l’ostacolo sarebbe rappresentato dalle norme europee in materia di fondi pubblici e aiuti di stato.

In questo caso bisognerebbe infatti capire quale sarebbe esattamente il ruolo della Cdp presieduta dall’ex banchiere Claudio Costamagna. L’istituto emette i prodotti distribuiti dalle Poste, motivo per cui “si accenderebbero subito i riflettori della Commissione Ue sempre pronta ad alzare il cartellino giallo contro eventuali aiuti di Stato“.