Moody’s: stress liquidità ai limiti. Default inevitabili

3 Febbraio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – I casi di default sono destinati ad aumentare, a causa dell’acuirsi delle situazioni di stress presenti sia nel sistema finanziario che in quello monetario degli Stati Uniti. Lo afferma Moody’s. Basta qualche riferimento per comprendere lo stato attuale delle cose, che appare decisamente peggiore di quello che dovrebbe avallare in teoria ulteriori strette da parte della Fed.

Già Credit Suisse fa notare con un grafico come le condizioni del mercato monetario Usa non siano mai state così rigide dal 2009, nel pieno della crisi finanziaria globale.

Idem per le condizioni del mercato finanziario, mai così tese dal 2009, come dimostra l’Indice delle Condizioni finanziarie stilato da Goldman Sachs.

I due grafici sopra confermano che le condizioni monetarie e finanziarie stanno diventando più rigide, allo stesso tempo, per la prima volta in dieci anni. In passato, un irrigidimento delle condizioni finanziarie induceva di fatto le autorità di politica monetaria a varare manovre espansive, per tornare ad alimentare il credito e iniettare nuova liquidità. Ma la Fed di Janet Yellen sembra voler alzare i tassi a ogni costo.

Stress liquidità ai massimi di sei anni

Il quadro diventa più preoccupante se si considera, come segnala Moody’s in un suo report, che l’indice che misura lo stress di liquidità (indice stilato da Moody’s noto come Liquidity Stress Index -LSI) è balzato alla fine di dicembre del 2015 al 6,8%, dal 6,4% di novembre, attestandosi al massimo dal febbraio del 2010, e preannunciando di fatto un balzo degli episodi di default nel 2016.

Per non parlare dello stress di liquidità presente nel mercato del petrolio e del gas, con l’indice LSI che è salito a dicembre al 19,6% dal 19,3% di novembre, sulla scia del continuo indebolimento dei prezzi del petrolio. Tale indebolimento infatti zavorra la liquidità delle aziende e aumenta il rischio di default.

In particolare, tra le quattro società di esplorazione e produzione attive nel mercato delle materie prime che hanno visto i loro rating (di liquidità) ridotti a SGL-4 (indice a cui corrisponde lo stato di liquidità più debole) si mettono in evidenza Atlas Energy Holdings (Caa1 negative); California Resources Corp (Caa1 negativo) e Ultra Petroleum Corp (Caa1 negative).

Crisi si sta propagando in altri settori

Ma la crisi di liquidità sta iniziando a investire anche altri settori. Basti pensare che il rapporto tra tutte le revisioni al ribasso che hanno colpito i rating sulla liquidità SGL e tra tutte le revisioni al rialzo operate sempre sui rating di liquidità si è attestato a 1,74 nel 2015, con 141 downgrade e 81 upgrade. Il rapporto è il più elevato dal 2008, quando testò il record di 2,96.

A essere più colpito dalle revisioni al ribasso è stato il settore energetico, seguido da quello dei metalli e dall’estrazione, complice il forte calo della domanda di materie prime nei principali mercati emergenti, tra cui la Cina.

Moody’s avverte:

“Con l’aumento dei tassi sui prestiti e l’irrigidimento dei mercati del credito”, per le aziende sarà sempre più difficile rifinanziare in modo efficiente sul fronte dei costi, i propri debiti in scadenza.

Il verdetto di Moody’s è preoccupante: a suo avviso il tasso di default sui debiti che hanno rating speculativi balzerà negli Stati Uniti al 4,1% nel novembre di quest’anno, dal 3% del novembre del 2015.