“Mondo malato di deflazione”, colpa di Cina e Fed

21 Gennaio 2016, di Daniele Chicca

GINEVRA (WSI) – C’è chi dà la colpa alla Cina, e in più in particolare all’inadeguatezza delle autorità di Pechino che non hanno saputo far fronte alla crisi, e chi invece alla Federal Reserve per avere alzato i tassi troppo presto. Mentre economisti illustri sostengono che un rialzo del costo del denaro così minuscolo non può avere avuto un grande impatto, c’è chi, come l’economista di Harvard Niall Ferguson, dice che la banca centrale Usa ha agito troppo in fretta, andando a colpire così proprio la Cina e i mercati emergenti.

Cina e America continuano a dominare il mondo e restano fortemente interconnesse. Basta guardare il rialzo dei tassi Usa e il crollo delle quotazioni azionarie cinesi.

Il gigante a due teste ‘Chimerica’ continua a dominare l’economia globale. Se i due paesi rallentano, il mondo è nei guai, ha dichiarato Ferguson in un’intervista a Francesco Manacorda, inviato de La Stampa a Davos, dove è in corso di svolgimento il World Economic Forum.

La ripresa Usa sta frenando e la Federal Reserve ha alzato i tassi troppo presto, secondo il docente della prestigiosa università americana. Quanto alla Cina, “se svaluterà ancora la lo yuan questo potrebbe portare ulteriore deflazione nel mondo. La Cina è la preoccupazione maggiore: deve fare molte riforme, ma attuarle mantenendo una crescita tra il 6 e il 7 per cento è difficile”.

Secondo Ferguson il mondo è malato di deflazione e gli obiettivi in fatto di prezzi al consumo stabiliti dalle banche centrali sono ancora ben lontani dall’essere raggiunti. “Le banche centrali ci hanno detto per decenni che potevano spingere l’inflazione quando e come volevano. Invece scopriamo che non è così: la crescita sarà più bassa anche per chi procede e i banchieri hanno sbagliato. Ha presente “Il Mago di Oz”, dove Dorothy scopre che alla fine il Mago è solo un povero ometto? Ecco, alla fine Janet Yellen, la presidente della Federal Reserve, è solo una povera donnetta”.

All’origine dei problemi della deflazione ci sono vortici del debito senza fine. “La situazione peggiora, perché il mondo è indebitato come non mai e così diventa politicamente più difficile far salire i tassi reali, che si rifletterebbero anche su quel debito”.

Allo stesso tempo un’escalation delle tensioni geopolitiche in Medioriente potrebbe ridare slancio ai prezzi del petrolio, presi di mira dai ribassisti nell’ultimo anno e mezzo. “Una escalation in Medioriente è del tutto prevedibile. E alla fine sarà questo che porterà i prezzi del petrolio a cambiare direzione”.

Fonte: La Stampa