Economia

Moldavia, il paese ‘rapinato’ dalle banche al voto tra Ue e Russia

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Non ci sono solo le elezioni Usa e il referendum costituzionale. Ancora prima, esattamente nella giornata, si voterà anche in un altro paese. Un paese piccolo, spesso ignorato, il cui destino potrebbe tuttavia avere decise ripercussioni a livello geopolitico: la Repubblica Moldova.

Con appena 3,5 milioni di abitanti che vivono in una terra serrata da Ucraina e Romania, la Moldavia, paese ex sovietico, è spaccata in due, tra sostenitori dell’integrazione in Europa e chi vuole invece continuare a orbitare attorno alla Russia. Il voto di domenica 30 ottobre segna un record, in quanto per la prima volta dal 1997 i cittadini moldavi si recheranno alle urne per eleggere il Capo di Stato. Negli ultimi anni, il Presidente è stato infatti nominato dal Parlamento.

Sconvolta dalla crisi, dalle proteste e dal caos politico dopo la misteriosa scomparsa di 915 milioni di euro da tre banche – Banca de Economii, Banca Sociala e Unibank – per una somma che rappresenta il 10% circa del suo PIL, la Moldavia dirà praticamente, tra due giorni, Si o No all’Europa (e in modo diametralmente opposto alla Russia), ricalcando praticamente il caso dell’Ucraina, finito in guerra.

La Repubblica Moldova ha dichiarato la sua indipendenza il 27 agosto del 1991, nell’ambito della dissoluzione dell’Unione sovietica. Nonostante la sua dipendenza dalle forniture energetiche della Russia, il paese si è imbarcato, nel 2009, in un progetto teso ad aderire all’Unione europea: una decisione che ha provocato l’ira di Mosca, che ha chiuso il suo mercato alle esportazioni moldave di fino e mele, i cui ricavi rappresentavano una delle principali fonti di entrate dei moldavi. Lo scandalo dei soldi spariti dalle tre banche, esploso lo scorso anno, non ha fatto altro che confermare la piaga della corruzione in un tessuto sociale in cui il reddito mensile delle famiglie è inferiore ai 300 dollari.

Lo scorso mercoledì 26 ottobre il candidato sostenuto dal governo, Marian Lupu, si è ritirato dalla corsa alle presidenziali: una mossa tattica, per aumentare le chance che venga eletto l’altro candidato a favore dell’Europa, Maia Saundu. Proprio la scorsa settimana, Sandu ha riferito a Reuters che una divisione tra i politici a favore dell’Europa avrebbe danneggiato la Moldavia. Così Lupu ha spiegato la sua decisione:

“Questa è una decisione tattica. La Repubblica Moldova ha bisogno di un presidente a nfavore dell’Europea. I sondaggi mostrano che (Sandu) raccoglie maggiori consensi”.

Il candidato filo russo è Igor Dodon, del partito Socialista (Psrm), al momento all’opposizione in parlamento e apertamente filorusso, ex ministro dell’Economia in due governi a guida comunista.