Libia, intervento Italia contro l’ISIS sarebbe controproducente

9 Febbraio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Stando all’articolo 11 della Costituzione italiana, la guerra dovrebbe essere un tabù per il nostro paese. Così però rischia di non essere in Libia, un paese diviso in tre dove l’ISIS continua a guadagnare terreno.

Sotto la pressione degli Stati Uniti, l’Italia potrebbe cedere controvoglia e lanciarsi in un’operazione militare complessa, che la ministro della Difesa Roberta Perotti spera ancora di evitare. Molti sostengono che per bloccare l’avanzata dell’ISIS e impedire che il gruppo di terroristi jihadista diventi ancora più forte, bisogna intervenire sul campo. Gli esperti del settore, però, la pensano diversamente.

In un’intervista concessa a Sputnik, Pietro Batacchi, capo redattore del magazine militare Rivista Italiana Difesa, si è espresso sull’eventualità della partecipazione dell’Italia alle ostilità in Iraq e Libia.

Batacchi ha sottolineato che nelle operazioni militari in Iraq non sono presenti né forze terrestri né aeree italiane. Per quanto riguarda invece la Libia “l’Italia ha da sempre giocato un grande ruolo sul piano diplomatico“. E sarebbe un errore rimanere coinvolti nella serie di attacchi aerei che le principali forze occidentali vogliono lanciare contro le basi e i leader dell’ISIS.

Il gruppo estremista ha da tempo il controllo di Sirte, ex colonia italiana diventata talmente importante per l’ISIS che potrebbe addirittura diventare la base internazionale dello Stato Islamico, e ha conquistato una grande fetta del lembo di terra della costa libica. L’attacco delle nazioni alleate straniere prevederebbe anche il dispiegamento sul terreno di qualche centinaio di uomini delle forze speciali, con ruoli di raccolta di informazioni e coordinamento con le milizie locali.

Secondo il giornalista esperto di geopolitica spetta però al popolo libico decidere del proprio futuro. Un intervento militare non concertato come vogliono gli americani sarebbe sbagliato in principio e rischierebbe di creare danni irreparabili.

“Se parliamo seriamente di un intervento militare, sono i libici che devono chiedere alla coalizione di intervenire. La maggior parte delle operazioni terrestri contro l’ISIS dovrebbero essere condotte dall’esercito libico. Senza un’idea chiara della situazione politica, l’intervento potrebbe rivelarsi controproducente“, secondo Pietro Batacchi.

In questo momento la Libia è spaccata in due tra la fazione islamiste di Tripoli e le forze più laiche e secolari con sede a Torbuk. Una terza mina vagante nella scacchiera del paese ricco di bacini di petrolio è rappresentata dalle milizie che si alleano di volta in volta con l’uno o con l’altro schieramento, oppure che combattono per conservare la loro indipendenza.

A complicare la faccenda c’è anche il fatto che il governo formato con grandi sforzi diplomatici una settimana scorsa si trova in esilio in Tunisia e i militanti che occupano la capitale Tripoli continuano a impedirne l’insediamento con tutti i mezzi a disposizione.

Fonte: Sputnik