Lavoro Usa: creati meno posti del previsto a gennaio

5 Febbraio 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – I 151 mila posti di lavoro creati dagli Stati Uniti in gennaio rappresentano una battuta d’arresto rispetto al ritmo di assunzioni cui la prima economia al mondo aveva abituato l’anno scorso. Il tasso di disoccupazione è invece sceso sotto la soglia del 5% per la prima volta in otto anni, attestandosi al 4,9%.

I mercati sono rimasti delusi. Gli economisti interpellati da Marketwatch puntavano in media su un incremento di 180.000 unità lavorative nel settore non agricolo. Circa sei milioni di americani sono costretti ad accettare un impiego part-time quando vorrebbero lavorare a tempo pieno. Un anno fa erano 6,8 milioni. Inoltre il 70% dei posti creati a gennaio sono stati camerieri al minimo salariale, commessi nei negozi o dipendenti nel settore delle vendite al dettaglio.

Il report non è piaciuto agli investitori nel mercato azionario, con i futures sui principali indici di Borsa che hanno iniziato a perdere terreno nel preborsa. Sul valutario il dollaro invece dopo un mini sbandamento iniziale si sta rafforzando su euro e yen. La moneta unica ha toccato oggi un picco a $1,1250 ma ora ritraccia rispetto al biglietto verde.

Escluso rialzo tassi Fed a marzo

Il motivo del miglioramento del dollaro Usa è da ricercare nella crescita delle buste paga, che dovrebbe rassicurare in un certo senso la Federal Reserve sulla tempistica dello storico rialzo dei tassi deciso a dicembre. Una politica monetaria restrittiva anti inflazione è sinonimo di forza della valuta nazionale.

“Il report ci dice che la Fed avrà bisogno di ulteriori dati prima di trarre qualsiasi conclusione in materia di politica monetaria. Significa che un incremento del costo del denaro a marzo è da escludere“, dice Rob Carnell di ING.

Va ricordato che la banca centrale Usa ha previsto di imporre quattro strette monetarie quest’anno, che riporterebbero il costo del denaro sopra l’1%. Secondo l’andamento dei futures sui Fed Funds a 30 giorni è già molto se riuscirà ad imporre un paio. Prima della pubblicazione del report odierno, era data al 50% la possibilità di un incremento dei tassi quest’anno, del 18% ad aprile e del 24% a giugno.

I dati di dicembre e novembre non hanno subito grandi revisioni, se presi nel complesso. Il governo Usa ha comunicato che in dicembre 262 mila posti di lavoro e non 292 mila come precedentemente riportato. Il penultimo mese dell’anno 2015 ha visto invece la creazione di 280.000 impieghi, in rialzo rispetto ai 252.000 annunciati antecedentemente.

Salari su, non è per forza un buon segno

I salari orari medi sono saliti dello 0,5% a $25,39 in gennaio, un segnale del fatto che un mercato del lavoro più teso ha spinto le società ad alzare l’offerta contributiva per poter attirare più lavoratori. Nel periodo che è andato da gennaio 2015 al mese scorso le buste paga sono aumentate del 2,5%.

Il tempo lavorato è salito di 0,1 ore a 34,6 ore settimanali, uguagliando i livelli più alti toccati da quando la recessione è terminata. Il tasso di partecipazione alla forza lavoro, un numero che nonostante la ripresa del mercato occupazionale Usa non ha, insieme ai salari, mai convinto da quando è scoppiata la grande crisi del 2008, è rimasto sostanzialmente invariato su livelli contenuti (62,7%) in gennaio, poco sopra i minimi di 30 anni.

Lavoro: tasso partecipazione poco sopra i minimi di 30 anni (Immagine: Dipartimento Lavoro Usa)

Secondo Dennis de Jong, managing director di UFX.com, il report occupazionale di gennaio, sulla carta a luci e ombre, è in realtà l’ennesimo dato macro poco convincente uscito da quando Janet Yellen e i suoi colleghi della Fed hanno stabilito che fosse il momento di aumentare il costo del denaro, un evento che non accadeva dal 2006.

“Per la prima volta da ottobre le assunzioni sono state inferiori a quota 200 mila. Questo fatto, unito al Pil più basso del previsto e alle cifre deludenti sulla produttività, hanno offuscato l’immagine di economia in salute negli Stati Uniti”.

Non è un dato così negativo da far preoccupare veramente Yellen e falle fare marcia indietro. In fondo la disoccupazione è ai minimi di otto anni e gli Stati Uniti non sono l’unica economia ad aver rivisto al ribasso le stime sulla crescita in un anno che è iniziato all’insegna del nervosismo e della volatilità nei mercati.

Il risultato è che molti analisti e investitori “assumeranno un approccio improntato alla cautela”.

L'andamento mese su mese del rapporto sul lavoro Usa