La vera faccia del piano salva Grecia

28 Agosto 2017, di Francesco Puppato

Ricorderete tutti la drastica situazione in cui si è trovata la Grecia poco tempo fa, quando tv, radio e giornali non parlavano praticamente d’altro.

La situazione sembrava non poter finire senza un default. Si parlava di nuovi aiuti ad una già troppo indebitata Grecia, oppure dell’uscita degli ellenici dall’euro con un ritorno alla Dracma.

Quest’ultima soluzione, però, non piaceva molto all’Europa (Germania in primis) e nemmeno all’America, tanto da far intervenire per ben quattro volte l’allora Presidente Obama affinché non si verificasse la Grexit.

Di contro, la prima soluzione vedeva la Germania già troppo sbilanciata nei crediti vantati verso la Grecia per poter stanziare degli ulteriori aiuti economici (i debiti della Grecia erano infatti quasi totalmente nei confronti dei tedeschi, in quanto la Germania è l’unico Paese dell’Eurozona avente un surplus estero enorme; questo significa che può concedere prestiti senza problemi, anzi ne può trarre vantaggio degli interessi o godere della posizione forte da creditore).

Ecco allora che iniziano i summit per decidere come risolvere la questione greca; a questi incontri europei l’Italia, al tempo rappresentata da Renzi, non viene nemmeno chiamata a partecipare ma si decide comunque che debba stanziare 48,2 miliardi di euro per il piano di salvataggio. Noi, come al solito, obbediamo senza proferire parola.

Almeno ad oggi, si potrebbe pensare che la situazione si sia sistemata visto che non se ne parla più. Al contrario, purtroppo. La Grecia versa in condizioni disperate, molto peggiori di quelle in cui versava prima del salvataggio: la disoccupazione è aumentata, il potere d’acquisto delle famiglie e la qualità della vita sono diminuite, porti ed aeroporti sono stati venduti a Cina e Germania, le isole cedute all’asta ad acquirenti privati.

Andiamo allora a vedere come mai non se ne parli se le cose sono andate addirittura peggiorando e perché la situazione sia tale nonostante i 220 miliardi di aiuti stanziati dal piano salva Grecia.

In prima battuta notiamo facilmente che il silenzio dei mass-media sia dovuto al fatto che la questione non preoccupa più la Germania come quando era invece praticamente l’unica creditrice e che quindi la cosa per l’Europa non sia più un problema; lo sarà casomai per i greci ma “poco male, quello è solo un problema loro”.

In seconda battuta analizziamo come siano stati utilizzati questi fondi; prendiamo uno studio della European School of Management and Technology di Berlino ed ecco cosa scopriamo: dall’inizio della crisi finanziaria, dei 220 miliardi di euro versati alla Grecia sotto forma di prestiti, 209 miliardi sono serviti a ricapitalizzare le banche europee. Solo il 5% è effettivamente finito nelle casse del governo di Atene. In questi anni, l’Europa e il Fondo Monetario Internazionale hanno salvato soprattutto le banche ed altri creditori privati.

Dunque la Germania ha diviso il suo credito tra i vari Paesi dell’eurozona, togliendosi il rischio di avere un grande debitore insolvente, ha “riscattato” parte del suo credito acquisendo porti ed aeroporti greci in modo da accaparrarsi i proventi derivanti dalle loro gestioni, e non ha fatto altro che dare alle banche (ricordiamo, soprattutto tedesche) i soldi stanziati per il salvataggio decidendo quindi come la Grecia doveva usare i “suoi” soldi.

La Grecia non ha potuto dunque usufruire dei prestiti per fare le riforme e creare le strutture necessarie a riprendersi, mentre la Germania ha salvato il suo sistema bancario redistribuendo sui Paesi dell’eurozona il suo credito a rischio di insolvenza.

Poco tempo fa il Suddeutsche Zeitung, uno dei principali quotidiani tedeschi, riportava che la Germania ha guadagnato oltre 1,34 miliardi di euro di soli interessi derivanti dai prestiti concessi, oltre al bottino di infrastrutture comprate nel Paese mediterraneo. Più nel dettaglio, la banca statale Kreditanstalt Fur Wiederaufbau KFW ha incassato 393 milioni di euro di interessi, mentre la Bundesbank ne ha incassati 952 derivanti dall’acquisto per la BCE dei bond ellenici sulla base del Securities Market Programme.

Sempre sulla base del SMP il flusso di interessi frutterà alla BCE ancora 1,14 miliardi di euro entro la fine del 2017 ed almeno 901 milioni di euro entro la fine del 2018. Di queste cifre, circa un quarto andrà alla Germania (più o meno un altro mezzo miliardo di euro in un anno e mezzo).

A portare alla luce questa situazione è stata un’interrogazione da parte del partito dei Verdi al Ministro delle Finanze di Berlino, Wolfgang Schaeuble, il quale avrebbe utilizzato i profitti provenienti dagli interessi sui prestiti ad Atene per contribuire a mantenere in equilibrio i conti pubblici tedeschi che, solo nel 2016, hanno conosciuto un surplus di bilancio di oltre 6 miliardi di euro.

Il portavoce dei Verdi, Sven-Christian Kindler, in merito all’atteggiamento posto in essere dalla Germania, ha dichiarato:

“Che la Germania guadagni dalla crisi in Grecia è forse legale, ma è sicuramente inaccettabile dal punto di vista morale e della solidarietà europea”.