La tecnologia non è un destino

15 Dicembre 2017, di Luciano Martinoli

Quante volte abbiamo letto sui giornali, o ascoltato nelle conferenze o in TV, che con l’avvento della digitalizzazione, dell’Intelligenza Artificiale, della pervasività della rete e delle piattaforma su esse disponibili (es. Uber) tutto sarebbe cambiato (sottintendendo “per il meglio”)?

Eppure non è così. La tecnologia certamente produce cambiamenti ma non si sa quali perchè non dipende esclusivamente da essa. E’ un fattore abilitante di mille possibili scenari ma solo pochi verranno realizzati. Sono gli “imprenditori”, quelli veri che creano nuovi mondi, che faranno precipitare le infinite potenzialità tecnologiche in poche cose concrete, condannando alla scomparsa tutte le altre. Una volta riuscita tale operazione il mondo intero, compresi i concorrenti, si dovranno cimentare con la forma “definitiva” data alla tecnologia.

Dunque certamente cambierà qualcosa, ma non si sa cosa e, sopratutto, dovrà fare in ogni caso i conti col mondo circostante, con tutti gli altri del mondo reale.

La riprova di questo ce la dà un articolo del New York Times che evidenzia, a fronte dei recenti fatti di cronaca che hanno coinvolto alcuni dei big 5 dell’hi-tech d’oltreoceano (Amazon, Apple, Facebook, Google, Microsoft), come il 2018 sarà un anno di svolta per loro.

Infatti nonostante i numeri stellari che hanno comunicato sulle prestazioni economiche, il mondo “reale”, del quale in ogni caso hanno bisogno, inizia ad essere infastidito dalla loro pervasività. Il loro “destino” non è per niente legato solo alla tecnologia che pure controllano.

Ad esempio Facebook ha annunciato che rinuncerà alla centralizzazione dei ricavi in paesi con fiscalità vantaggiosa, per pagare le tasse nei paesi in cui produce tali ricavi. Ciò evidentemente toccherà i profitti, ma a fronte della chiamata di responsabilità sui contenuti di false notizie, incitamento al razzismo, bullismo, scandalo Russiagate e altro, non poteva esimersi da una dimostrazione tangibile di buona cittadinanza. Facebook è su questo mondo e di questo mondo ha bisogno. Il suo destino non è solo tecnologico ma viene “temperato” dal resto del mondo.

Analoghi comportamenti ha adottato Google che è stata costretta ad eliminare migliaia di video dalla sua piattaforma Youtube che mostravano torture, violenze sui minori, nudi non autorizzati che, in alcuni casi, hanno portato al suicidio dei malcapitati interessati. Il vecchio mantra dietro al quale si è nascosta e protetta la Silicon Valley, noi facciamo la tecnologia poi come la gente la usa è un’altra storia, non funziona più.

Poi vi sono i casi di sfruttamento della catena di fornitura da parte di Apple, dei dipendenti da parte di Amazon, e altro. Per non parlare della “scoperta” che le aziende high-tech sono fatte dagli umani che dunque ripropongono al loro interno tutte le principali bassezze di cui sono capaci, dalle molestie sessuali in Uber alle discriminazioni in Amazon fino alla banale considerazione che ai vertici di queste aziende non ci sono mai donne o esponenti di minoranze etniche (alla faccia del “mondo migliore” che dovrebbero promuovere).

Dunque se la tecnologia non è un destino unico e definito per i grandi, figuriamoci se lo può essere per chi si accinge ad accoglierla. E allora più che l’assistenza dei presunti esperti di digital economy o artificial intelligence, ancora una volta vi è bisogno di capacità di progettualità strategica che tenga conto dell’ampio e articolato contesto in cui si muove una qualsiasi azienda.

La tecnologia, come altre novità del business e della vita, può indirizzare un destino. Ma che forma avrà sarà sempre compito del singolo, azienda o essere umano che sia.