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La Russia minaccia una “tempesta globale” in risposta alle sanzioni. E i mercati tremano

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Il braccio di ferro tra Russia e Occidente mette le ali al prezzo del gas. All’apertura delle contrattazioni sulla piattaforma olandese TTF, il prezzo del gas naturale è tornato a volare, segnando un incremento del 2% in avvio a 275 euro al megawattora, per poi segnare 266 euro (+24%) nel contratto ottobre. La colpa è del nuovo stop al gasdotto Nord Stream 1, per il quale il gruppo russo Gazprom prevede lavori di riparazione a una turbina.

Corrono anche i prezzi del petrolio prima dell’incontro tra i Paesi Opec+: il Brent ottobre sale del 2,2% a 95 dollari al barile, il Wti ottobre dell’1,9% a 88,5 dollari al barile. Venerdì, prima dell’annuncio di Mosca, era sceso fino a 203 euro al megawattora, dai picchi oltre quota 300 dei giorni precedenti.

Le minacce della Russia

Con il Nord Stream fermo e l’incubo del caro bollette che assilla l’Europa, Mosca continua a minacciare l’Occidente evocando stavolta l’inizio di una “grande tempesta globale” scatenata, a suo dire, proprio dalle sanzioni imposte alla Russia per la guerra in Ucraina.

È stato il vice premier di Putin con delega per l’Energia, Alexander Novak, a ribadire che il blocco del gasdotto dove transita il metano per l’Europa è dovuto unicamente alle misure europee che hanno impedito le adeguate riparazioni, per poi agitare lo spauracchio di ulteriori aumenti del prezzo del gas, che potrebbe continuare a crescere e toccare presto “livelli record” per i consumatori europei.

Ad alimentare le tensioni, nel giorni scorsi, ha contribuito l’apertura della Commissione Ue, per voce della sua presidente Ursula von der Leyen, alla definizione di un tetto al prezzo del gas. Notizia che non era andata giù alla Russia. Tanto che l’ex presidente Medvedev ha anticipato che la definizione di un cap avrebbe comportato uno stop alle forniture russe. Dichiarazioni confermate dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, citato dalla Tass:

“Se i Paesi ostili metteranno un tetto ai prezzi sulle risorse energetiche russe, Mosca fornirà petrolio solo ai Paesi che si adeguano alle condizioni del mercato. Alexander Novak, il vice primo ministro incaricato per le risorse energetiche, sta avendo contatti con l’Opec+, riguardanti il settore petrolifero. Ha dichiarato in modo chiaro e univoco che quei Paesi che si uniranno ad un potenziale tetto dei prezzi non figureranno tra i destinatari del petrolio russo. Semplicemente, noi non interagiremo nel settore petrolifero in base a questi principi non di mercato”.

Le tensioni sui mercati non si limitano al mercato del gas. Tutte le principali Borse europee viaggiano in territorio negativo, perdendo i  media il 2%: FTSE MIB -2,20% , CAC 40 -1,97% , AEX -1,67% , IBEX 35 -1,80% e DAX 40 -2,76%. Nel frattempo,  la moneta unica scende sotto i 99 centesimi di dollari, toccando il minimo da dicembre 2002.