La disfatta della realpolitik di Merkel avverrà in Libia

22 Aprile 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Il castello di carta della realpolitik di Angela Merkel rischia di crollare. Il crollo potrebbe avvenire in Libia, dove tra i registi del governo di Fayez Serraj che non ha alcuna legittimazione parlamentare c’è anche lei, la cancelliera tedesca. Non è un caso: Merkel vuole tenere sotto stretta osservazione il paese, da cui partono ogni giorno barconi carichi di immigrati che sognano l’Europa, soprattutto la Germania.

E ovviamente la Libia rimane una “questione cruciale” anche per l’Italia, come ha confermato il ministro dell’Interno Angelino Alfano, nelle ultime ore, in occasione della riunione del Consiglio Ue sugli Affari interni, a Lussemburgo.

Tanto che almeno in questo l’Italia e la Germania potrebbero trovarsi d’accordo. Bloomberg fa un’analisi della strategia che Merkel ha in mente per risolvere il problema dell’immigrazione. Come spiega Josef Janning, responsabile della sede di Berlino dello European Council on Foreign Relations, la politica estera della Germania è ora “sostenuta dall’imperativo domestico di ridurre il numero dei rifugiati: per Merkel si tratta di una questione di vita o di morte”.

La stessa Merkel ha riferito ai giornalisti giorni fa che una opzione, per affrontare il problema una volta per tutte, sarebbe cercare di replicare l’accordo che l’Unione europea ha raggiunto con la Turchia, con “diversi altri paesi vicini” all’Europa. La Libia, ha spiegato “ci preoccupa in modo particolare”, visto che “diversi rifugiati in arrivo dall’Africa provengono dalla Libia. Certo, non sarà facile condurre trattative che implichino una qualche condivisione degli oneri, così come è accaduto alla Turchia”.

E Merkel ha già trovato un alleato in tal senso proprio nell’Italia, dal momento che sempre Alfano ha affermato che “il modello dell’accordo con Ankara funziona e potrà essere replicato anche in Libia”: una proposta, quella italiana, che viene dunque appoggiata da Berlino ma che non trova d’accordo i Paesi Bassi, che hanno fatto notare, in modo molto chiaro, che “la Libia non è la Turchia“.

Ma Merkel sta rischiando non poco, in vista delle elezioni in tre Regioni, che si terranno nel primo semestre del 2017, a cui seguiranno le elezioni federali, nell’autunno dell’anno prossimo. Se deciderà di puntare su un quarto mandato, Merkel dovrà iniziare a fare i conti con il proprio elettorato, già piuttosto insoddisfatto, anche perchè, come spiega Daniel Hamilton, dirigente del Center for Transatlantic Relations, presso la Johns Hopkins School of Advanced International Studies, a Washingto:

“I cittadini si sono abituati mentalmente al contesto del periodo successivo alla Guerra Fredda“, quello di un’Europa “sicura, democratica e pacifica”, Intervistato da Bloomberg, Hamilton ha aggiunto che in Germania, finora, la sensazione è che il ruolo della Germania fosse quello, “semplicemente, di godere di un tale ordine, non di doverlo difendere”.

Ma ora Merkel sente di dover difendere quell’ordine, proprio per evitare che la Germania venga ‘contagiata’ dall’instabilità che caratterizza paesi come l’Africa, il Medio Oriente, ma anche l’Ucraina (la cancelliera è stata il referente più importante degli incontri con il presidente russo Vladimir Putin per gestire la crisi ucraina).

Per quello, Janning sottolinea che la Germania di Merkel è destinata ad assumere “un ruolo molto più attivo” in Nord Africa. E indubbiamente per Merkel questa “è una sfida, dal momento che bisogna essere cauti nel fare cose che il pubblico non capisce”.

E soprattutto l’elettorato tedesco non ha capito il modo in cui Merkel si è inginocchiata ai voleri del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, autorizzando il processo contro il comico tedesco Jan Boehmermann, ‘reo’ di aver fatto della satira su Erdogan. La sua decisione è stata criticata dai Socialdemocratici, che fanno parte della coalizione di governo e da associazioni per la difesa dei diritti civili come Human Rights Watch, portando subito il consenso tra gli elettori a precipitare ai livelli minimi del suo terzo mandato.

Merkel ha di fatto ‘venduto’ il comico tedesco a Erdogan e ha frenato la libertà di espressione nel suo paese, creando un pericoloso precedente che potrebbe essere seguito da tutti quei paesi che hanno interessi con la Turchia.

E intanto, a dispetto dell’atteggiamento dell’Italia nei confronti dell’Egitto per il caso Regeni, Merkel è pronta a trattare anche con il presidente egiziano al-Sisi. Volker Kauder, leader parlamentare del partito dei cristiano-democratici di Merkel, ha già promesso l’aiuto della Germania nel tutelare i confini con la Libia.