Juncker: “Reazioni violente” se saremo permissivi con voi

16 Ottobre 2018, di Alberto Battaglia

“Se accettassimo tutto quello che il governo italiano ci propone, avremo delle controreazioni violente da parte altri Paesi della zona euro“. Allo stesso tempo, “l’Europa non può sopravvivere senza l’Italia”.

La sensazione che la Commissione europea si trovi schiacciata fra l’esigenza di non rafforzare l’antieuropeismo rigettando in blocco la cosiddetta manovra del popolo e quella, opposta, di mantenere la sua credibilità mantenendo la barra diritta sul rispetto delle regole, è stata rafforzata da un intervento del presidente Jean-Claude Juncker, rilasciato ai media audiovisivi italiani.

Il rischio è che un atteggiamento troppo permissivo spinga “diversi governi e diversi gruppi al Parlamento europeo” ad accusare la Commissione “di essere stata troppo flessibile sull’Italia”, ha detto Juncker, che ricopre l’incarico di leader dell’organo esecutivo europeo dal primo novembre del 2014. Allo stesso tempo, chiedere altra austerità a un paese che fatica a registrare tassi di crescita economica decenti, potrebbe essere un boomerang doloroso.

L’impressione generale che si ha dell’operato in Ue, è che le autorità europee non rimproverino abbastanza i paesi che destabilizzano l’euro sistematicamente con i loro avanzi commerciali eccessivi, mentre si scaglino contro paesi che abbiano come priorità quella di alimentare la crescita (rimane ancora da vedere se ci riusciranno) prima ancora di mettere in sicurezza i conti pubblici.

L’Europa funziona secondo regole prestabilite prima dell’arrivo dei governi, come nel diritto amministrativo francese, c’è una continuità di servizio pubblico”, ha poi affermato il presidente dell’esecutivo Ue, “i nuovi governi devono rispettare la parola nel contesto internazionale e in Europa. Soprattutto quando loro stessi hanno adottato le raccomandazioni della Commissione per il 2018 e 2019”.

Juncker: “Europa non può sopravvivere senza Italia”

In una precedente intervista rilasciata pochi giorni prima al quotidiano Le Monde Juncker, che si è attirato nei giorni scorsi le ire del vicepremier italiano Matteo Salvini, aveva già affermato che “l’Italia non mantiene la parola data”.

Sulla manovra economica italiana, ha aggiunto Juncker, primo ministro del Lussemburgo dal 1995 al 2013, “non abbiamo pregiudizi: ne discuteremo con l’Italia come facciamo con tutti gli altri Paesi”.

Juncker ha poi nuovamente smentito chi l’accusa di essere anti-italiano (“ Che si smetta di dire che sono contro l’Italia: è una stupidaggine e una menzogna”) sostenendo che da tempi non sospetti si fosse sempre battuto “per avere l’Italia come membro della zona euro sin dall’inizio”. “Ho ricevuto i primi ministri e i ministri delle Finanze di almeno otto paesi europei che non volevano l’Italia”, ha ricordato, “io ho sempre detto: non voglio l’euro, se l’Italia non è sulla linea di partenza”.

Se si uno spaccato della situazione economica: i consumi delle famiglie – due terzi del Pil – sono compromessi dall’elevato tasso di disoccupazione e dai salari congelati da anni. Il volume delle vendite al dettaglio nei primi sette mesi dell’anno è salito dello 0,7% su base annuale. Le buste paga rimangono stagnanti e la percentuale delle persone senza lavoro è la terza più alta in area euro dopo Grecia e Spagna.

Senza tenere conto di chi ha perso la speranza e smesso di cercare lavoro, il 9,7% della forza lavoro è senza un impiego, con il 31% dei giovani che è ancora disoccupato. Ben 6,5 milioni di italiani, l’11% della popolazione, vive sotto la soglia di povertà. Secondo le stime dell’UE, il 30% dei cittadini italiani è a rischio povertà ed esclusione sociale.