JP Morgan: il piano della Bce di Draghi per salvare l’Europa

9 Febbraio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Il dado è tratto e non si può tornare più indietro. Non importa che alla fine l’era dei tassi negativi non stia dando -almeno per ora – i risultati sperati. Non è importato sicuramente alla Bank of Japan, quando pochi giorni fa ha copiato la BCE di Mario Draghi.

Visto che da solo il QE non basta, ora c’è questo relativamente nuovo bazooka monetario. Che Draghi e altri bancheri centrali sono sempre più disponibili a utilizzare. Tanto che JP Morgan nel suo ultimo report stima che si andrà ancora più oltre.

A suo avviso la Banca centrale europea taglierà sempre di più i tassi sui depositi, portandoli fino a -0,7%.

Queste le previsioni elencate da JP Morgan nella sua nota.

  • Prevediamo che il piano di marzo includerà un taglio ai tassi sui depositi maggiore, pari a 20 punti base, fino a -0,5%.
  • Ci aspettiamo ora un secondo pacchetto di misure, forse già a giugno.
  • Riteniamo che tale secondo pacchetto (di stimoli) porterà il tasso sui depositi a -0,7%, prorogando il QE fino alla fine del 2017.

JP Morgan ha rivisto l’outlook precedente:

“Fino a oggi, le nostre aspettative erano di un annuncio da parte della Bce di un altro piano a marzo, comprensivo di un taglio di 10 punti base al tasso sui depositi fino a -0,4%, e di un aumento nel piano mensile di acquisti QE dell’ordine di 10 miliardi di euro, fino a 70 miliardi di euro al mese”. Prevista anche “una estensione di tre mesi del programma QE a metà 2017 e due operazioni aggiuntive di TLTRO nel secondo semestre del 2016. Al di là di questo, non avevamo previsto altre misure di allentamento monetario, ma il mantenimento da parte della Bce di un approccio molto accomodante, con il primo rialzo (dei tassi) atteso solo verso la fine del 2019“.

La view di JP Morgan si è fatta ora più aggressiva. Non solo tassi ancora più negativi – con un taglio di 20 punti base –  fino a -0,7%, ma anche un doppio livello sui tassi stessi (forse già a marzo), e l’estensione del QE fino alla fine del 2017.

Il colosso spiega di aver cambiato il proprio outlook sulle mosse della Bce per due motivi:

“Primo, continuamo a pensare che l’inflazione salirà verso il target fissato dalla Bce in modo più lento di quanto lo staff (delle banca centrale) prevede. Secondo, la Bce diventerà sempre più sensibile a questo tema, in un contesto di persistenti rischi al ribasso. Dunque, la nostra nuova stima ha a che fare principalmente con la gestione del rischio, dal momento che non apportiamo nessun cambiamento alle nostre previsioni macroeconomiche”.

A tal proposito, JP Morgan ribadisce che la crescita del PIL rimane comunque più solida, nonostante ci sia stato un rallentamento nel secondo semestre del 2015; inoltre, a dispetto delle preoccupazioni sollevate dai dati che monitorano lo stato di salute delle aziende, “non crediamo che ci sia stato un reale cambiamento nelle condizioni economiche di base”.

Insomma, la banca non motiva il cambiamento del suo outlook con la convinzione che il quadro macroeconomico sia peggiorato.

Piuttosto:

“dal lato della Bce, l’incertezza sull’economia globale è aumentata e i recenti sviluppi dei mercati finanziari sono tutto fuorché confortanti (in termini di valute, di attese sull’inflazione, di pressioni potenziali sulle banche etc. Di conseguenza, anche se lo staff della Bce publicasse a marzo una nuova stima sull’inflazione per il 2018, che per noi potrebbe essere dell’1,8%, crediamo che il Consiglio Direttivo rimarrà nervoso sull’outlook (dell’economia).