Italia, le pensioni a 360°

28 Luglio 2017, di Francesco Puppato

Ben 1.486,23 euro lordi al mese. È questa la pensione media degli italiani, rilevata dalle tabelle inserite nell’ultimo rapporto annuale Inps, i cui dati fanno riferimento al 2016.

Questa media è data da importi più alti al Centro, in primis, con pensioni mensili medie di 1.614 euro lordi e, poi, al Nord dove raggiungono i 1.596 euro lordi per mese. Il Sud, invece, è più staccato e si stabilizza su una cifra media di 1.332 euro lordi al mese.

Va però evidenziata la distribuzione degli assegni pensionistici: si nota infatti che a formare la cifra media delle pensioni percepite al Nord arrivano il 47.1% degli assegni totali; al Centro il 30.7% ed al Sud il 19.5%. il restante 2.7% degli assegni pensionistici finisce all’estero.

Ad ogni modo, la differenza più marcata rimane quella di genere; tra gli uomini la pensione media ammonta a 1.761 euro lordi mensili, mentre per le donne è di 1.245.

Incrociando i dati sulle aree geografiche con quelli relativi all’appartenenza di genere, è possibile notare che la differenza di genere è più bassa al Sud, dove si stabilizza intorno al 24% (1.532€ per gli uomini e 1.151€ per le donne); al Nord, invece, la differenza è di circa il 31% (1.924€ per gli uomini e 1.316€ per il gentil sesso) ed al Centro più o meno del 30% (1.933€ la media maschile e 1.337€ quella femminile).

A dar più fastidio delle cifre tra sesso ed area geografica, sono però altri dati. Raddoppiano infatti i nuovi pensionati d’oro (ovvero dai 3mila euro in su al mese di pensione): l’Inps dice che nei primi sei mesi del 2017 il numero di questi assegni è arrivato a quota 10.068, dai 5.699 dei primi sei mesi del 2016.

Sono anche gli assegni compresi tra i 2mila ed i 3mila euro mensili ad essere aumentati, passando da 10.701 a 15.817, sempre confrontando i primi sei mesi del 2016 con i primi sei del 2017.

L’Inps dichiara inoltre che ogni 100 nuove pensioni di vecchiaia, ne sono state erogate 87 di anzianità.

Il presidente dell’Inps Tito Boeri, intanto, dichiara che “gli immigrati ci pagano la pensione e ci regalano l’1% del PIL, tanto che ne servono di più” (dove per “immigrati” si intendono quelli regolari che nulla c’entrano con quelli dei flussi migratori che caratterizzano le migrazioni degli ultimi anni, che ovviamente non lavorando non versano contributi); ma qui viene smentito dalla stessa Elsa Fornero, Ministro del Lavoro nel governo Monti, che in diretta tv su Rai3 alla trasmissione “Agorà estate” ribatte con un “non ci regalano niente, maturano dei diritti che avranno in futuro. In generale però si deve dire che noi non possiamo fare conto sui migranti per risolvere i nostri problemi previdenziali”.

Boeri, ancora, si getta contro le pensioni all’estero: “sono un’anomalia e ci costano caro”.

La dichiarazione risulta però essere un po’ sibillina se si vuol cercare di capire le intenzioni del Presidente dell’Inps; intende che le aziende sono libere di delocalizzare ma i pensionati non possono andare a godersi la loro pensione dove vogliono, oppure che vanno intensificati i controlli sulle pensioni che finiscono all’estero per mezzo della legge Amato n°388 del 2000 (per intenderci, quella che concede entro determinati requisiti la pensione ai genitori degli immigrati anche se non hanno mai versato contributi in Italia)?

La ciliegina sulla torta, infine, arriva dalla Basilicata dove il presidente Marcello Pittella (Pd), nella notte tra il 27 ed il 28 giugno 2017, approfittando di una variazione di bilancio ha reintrodotto il vitalizio anche per i consiglieri che non hanno versato più di 30 mesi di contributi (2 anni e mezzo), concedendo loro la possibilità di integrare i contributi e riscattare un vitalizio minimo di 1.750 euro mensili a partire dai 65 anni d’età.

Mentre da una parte si continua ad alzare la soglia di età lavorativa e a tagliare le pensioni (ci sono anziani che rovistano tra i cassonetti a causa di una pensione che non permette loro di avere una qualità della vita dignitosa), dall’altra si continua a fare demagogia.