Italia frena: risparmi finiscono all’estero, specie in Svizzera

5 Marzo 2019, di Daniele Chicca

Nel 2018 la crescita ha subito una frenata e il debito pubblico ha toccato un nuovo valore record rispetto al PIL. Sullo sfondo resta una nube di incertezze politiche. Sia per via delle tensioni interne alla coalizione di maggioranza, sia a causa del braccio di ferro costante con le autorità europee su conti pubblici e deficit.

In questo contesto segnato dal nervosismo, è normale che i risparmiatori mantengano un approccio cauto. Con alcuni italiani che hanno iniziato persino a trasferire i propri soldi all’estero e in particolare oltre le Alpi, in Svizzera, come riporta il quotidiano economico elvetico Le Temps.

L’Italia, che viene considera l’anello debole della catena dei paesi più forti dell’area euro, ha registrato un incremento del PIL nazionale dello 0,9% l’anno scorso. Sono le cifre pubblicate dall’ISTAT, da cui emerge un quadro poco incoraggiante e una recessione tecnica.

Italiani temono controlli capitali e optano per la Svizzera

Malgrado l’intesa sul deficit al 2,04% nel 2019, le autorità Ue continuano a criticare un manovra giudicata troppo espansiva per un paese con il secondo debito più elevato dell’area euro. La gente ha paura di uno scontro epico tra Roma e Bruxelles.

Lo scenario di Italexit è difficile che si materializzi, ma il consulente economico della Lega Claudio Borghi ha annunciato che se alle elezioni europee di maggio non vince la fronda sovranista, l’Italia sarà costretta a rivedere il suo ruolo all’interno di un blocco che insieme non funziona.

Massimo Gionso, a capo del gestore di patrimoni CFO Sim sostiene che “gli italiani hanno paura di trovarsi nella stessa situazione della Grecia, che le banche siano chiuse e che non si possano prelevare più di 50 euro al giorni agli sportelli del bancomat”. Lo ha dichiarato a fine 2018 al Daily Telegraph, aggiungendo che di conseguenza chi non vuole correre rischi parcheggia i soldi all’estero.

“Si tratta di famiglie con risparmi tra i 200 mila e i 300 mila euro”, spiega il manager. Che chiedono di aprire conti nelle banche di Lugano o Chiasso, dall’altro lato della frontiera. In Ticino tutti parlano italiano e “i grandi giocatori hanno già piazzato i loro soldi fuori dall’Italia”, dice Gionso.

Questa fuga di capitali non avrebbe nulla a che vedere con l’evasione fiscale. Le autorità sono informate delle transazioni che avvengono nella massima trasparenza. D’altronde in Svizzera non vige più il segreto bancario assoluto come accadeva fino a qualche anno fa.

CFO Sim: “sistema bancario italiano molto solido”

Il consigliere delegato di CFO Sim ha tuttavia voluto fare una precisazione a Wall Street Italia circa la tendenza ad aprire posizioni bancarie all’estero dei clienti italiani. Il riferimento di Gionso “era fatto per elencare i servizi che strutture come CFO Sim, ma anche molte altre, possono offrire ai propri clienti. Le opportunità di investimento e di gestione dei capitali sono oggi numerose e molto sicure”.

Il manager ritiene “molto solido” il sistema bancario italiano anche “più di quello di altre nazioni Europee”. Nonostante la crisi finanziaria ed economica che ha colpito pesantemente il nostro Paese negli ultimi dieci anni, di fatto “sono state poche le banche ad andare in crisi e quelle che hanno avuto difficoltà non hanno coinvolto i correntisti“.

“I governi che si sono succeduti in questi anni, anche quello attualmente in carica, quando è stato necessario intervenire per gestire situazioni bancarie delicate, lo hanno fatto, nel pieno rispetto delle normative Europee. E’ logico pensare quindi che il risparmio degli Italiani sia una priorità della politica”.

Export, pesa il rallentamento della Germania

Il PIL si è espanso meno delle stime dell’istituto nazionale di statistica e della Commissione europea, che erano per una variazione positiva dell’1%. Il rallentamento è netto rispetto al 2017, quando la crescita dell’economia era ancora dell’1,6%.

Il tutto complica le cose per il governo, impegnato a raddrizzare i conti pubblici, senza rinunciare agli investimenti. Con l’ultima legge di bilancio si è voluto inoltre di varare misure a sostegno della popolazione che maggiormente si è impoverita nell’ultima grande crisi finanziaria di dieci anni fa.

Il debito pubblico ha raggiunto il 132,1% del Pil contro il 131,3% del 2017. Consumi e investimenti hanno subito una frenata, con questi ultimi che sono passati dal 4% del 2017 al 3,4% del 2018. Le esportazioni – uno dei punti di forza in teoria dell’economia italiana – sono aumentati soltanto dell’1,9% nel 2018 contro il +5,9% dell’anno prima.

È un segnale chiaro del fatto che l’Italia ha subito le conseguenze delle condizioni esterne sfavorevoli e in particolare del rallentamento della Germania, il suo primo partner e cliente commerciale al mondo. Che ha evidentemente consumato meno e importato meno prodotti italiani.


Nota a margine: Questo articolo è stato modificato in data 5 marzo per aggiungere la precisazione del consigliere delegato di CFO Sim Massimo Gionso sulle sue dichiarazioni circa il trasferimento di capitali all’estero da parte dei clienti italiani.