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Ilva: tromba d’aria, un morto e rischio di scoppio

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Roma – Alle proteste dopo la chiusura dell’area a freddo dell’acciaieria, questa mattina si è aggiunto un altro incidente a complicare la situazione all’Ilva di Taranto. Una violenta tromba d’aria che si è abbattuta sulla città ha causato il crollo del camino di una “cokeria” delle batterie 1 e 3 e ha provocato un vasto incendio. A causa del forte vento, nell’area portuale adibita al carico e scarico del materiale del siderurgico, sono caduti anche un capannone, la torre faro e una delle gru situate sopra un pontile.

Un fulmine caduto sulla ciminiera ha provocato il distaccamento di alcuni pezzi di cemento che si sono riversati su due tralicci dell’alta tensione. Attualmente è bloccata la linea ferroviaria Bari-Taranto e i passeggeri di un treno sono in attesa di trasbordo su autobus per raggiungere la città.

Il pericolo di un’esplosione ha reso necessaria l’evacuazione dell’area circostante allo stabilimento, che ricopre complessivamente un’area di circa 15 chilometri quadrati. Sul posto stanno accorrendo vigili del fuoco e ambulanze e al momento pare siano almeno dieci – forse addirittura una ventina – i feriti provocati dal tornado.

A quanto riferisce all’Adnkronos Mimmo Panarelli, responsabile territoriale dei metalmeccanici della Fim Cisl, sarebbero diversi gli operai investiti dal crollo e uno di loro risulterebbe al momento disperso in mare.

L’Ansa da’ notizia di un operatore di una gru disperso nello stabilimento. Fonte i vigili del fuoco. L’agenzia di stampa aggiunge che stanno arrivando nella città squadre di sommozzatori per le ricerche in mare.

Decine di mezzi del 118 stanno facendo la spola tra l’impianto e l’ospedale. Inoltre, un uomo che stava lavorando su una gru – probabilmente al di fuori dell’acciaieria ma sempre sulla rotta della tromba d’aria – avrebbe perso la vita, ma non si hanno ulteriori informazioni a riguardo.

«Lo stabilimento – scrive in una nota l’Ilva – sta mettendo in atto tutte le procedure che in questi casi di emergenza generale vengono adottate e gli impianti sono, come da procedura d’emergenza generale, presidiati».

Traffico in tilt nelle strade adiacenti, ingombre di lamiere sollevate dalla tromba d’aria, che ha provocato anche un incidente stradale sulla provinciale verso Statte.

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Roma – Mentre in Francia il presidente Francois Hollande nazionalizza Mittal per salvare posti di lavoro, in base all’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), l’Ilva può proseguire la sua attività per altri due anni nello stabilimento di Taranto. E’ quanto prevede la bozza di decreto per l’Ilva, in due articoli, su cui sta lavorando il governo in vista del prossimo Cdm.

Nel primo articolo si stabilisce che ”per 24 mesi, a decorrere dall’entrata in vigore del presente decreto”, l’Aia, rilasciata in data 26 ottobre 2012 alla societa’ Ilva con decreto del ministro dell’Ambiente, “da considerarsi parte integrante del presente decreto, esplica in ogni caso effetto”.

Quindi, come diretta conseguenza, ”nei limiti consentiti dal provvedimento”, a decorrere dall’entrata in vigore del decreto, “e’ in ogni caso autorizzata la prosecuzione dell’attivita’ nello stabilimento della societa’ Ilva di Taranto, per tutta la durata stabilita al periodo precedente (ovvero due anni, ndr) salvo che sia riscontrata l’inosservanza anche ad una sola delle prescrizioni impartite nel provvedimento stesso”.Nel secondo articolo si prevede che durante i 24 mesi indicati “la responsabilita’ della conduzione degli impianti dello stabilimento Ilva di Taranto resta, anche ai fini dell’osservanza di ogni obbligo, di legge o disposto in via amministrativa, inerente il controllo delle emissioni, imputabile esclusivamente all’impresa titolare dell’autorizzazione all’esercizio degli stessi sotto il controllo dell’autorita’ amministrativa competente”. Ovvero all’Ilva stessa.

Alla scadenza dei due anni, “previa verifica dell’integrale osservanza degli obblighi”, l’Autorita’ amministrativa competente procede “entro 15 giorni alla conferma o alla revoca del provvedimento di autorizzazione integrata ambientale”, con “ogni conseguenza prevista dalla normativa di legge”.

Sulla vicenda Ilva oggi è intervenuto alla Camera il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, che ha lanciato l’allarme: chiudere lo stabilimento significa ”fare un grande favore ai concorrenti internazionali” che non applicano gli stessi stringenti standard ambientali. Clini ha affermato che “ci sono molti interessi a che la vicenda dell’Ilva non si risolva. Ci sono interessi politici espliciti di chi nei mesi scorsi anche in campagna elettorale a Taranto ha chiesto ripetutamente la chiusura dell’impianto e ci sono interessi oggettivi, per cui se chiude l’Ilva i concorrenti europei e asiatici fanno festa”.

In particolare, Clini ha indicato l’esempio dei gruppi cinesi, sudamericani ma anche europei. ”A Taranto – puntualizza intervenendo alla Camera – applichiamo limiti ambientali che entreranno in vigore al 2016”. Anche sul fronte ambientale, sottolinea Clini, con la chiusura dello stabilimento dell’Ilva “le condizioni di Taranto peggiorano”; “l’unica possibilita’ per risanare e’ l’applicazione Aia”.

“Il rischio – avverte Clini – è che si verifichi quello che è successo in altri siti abbandonati e non gestiti, con la moltiplicazione di effetti dannosi”.”L’intervento sull’area a freddo blocca lo stabilimento e la possibilita’ che vengano avviate le iniziative previste per il risanamento dell’area a caldo” aggiunge il ministro. ”Questa situazione ha effetti importanti dal punto di vista ambientale”. Infatti, spiega, ”ritarda tutti interventi gia’ previsti per eliminare ora, a novembre e a dicembre, le sorgenti di rischio piu’ immediate”. Non solo. Il ministro fa proprio anche l’allarme già lanciato dalla Cancellieri sui rischi per l’ordine pubblico.

“Lasciare senza reddito 20mila famiglie vuol dire assumersi responsabilita’ non stimabili sul piano sociale” sottolinea Clini.Il ministro ricorda inoltre che il piano per l’adeguamento alle prescrizioni Aia “comporta investimenti per circa 3 mld” e c’e’ stato “l’impegno dell’azienda a investire le risorse necessarie”. In mattinata, il ministro ha escluso ogni ipotesi di commissariamento. “Non c’è bisogno. Quello che vogliamo è l’applicazione piena della legge. Non dobbiamo inventarci cose strane. Il decreto del governo dovrà ribadire i contenuti dell’Aia”.

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Roma – La notizia pubblicata oggi da ‘Repubblica’ secondo la quale Corrado Clini, da direttore generale del ministero dell`Ambiente, avrebbe firmato l`Aia per l`Ilva rilasciata nel 2011 dal ministro Prestigiacomo “è falsa, ed era stata già smentita nelle scorse settimane”.

Lo precisa in una nota il ministero dell’Ambiente che aggiunge: “E’ notorio che Corrado Clini da direttore del ministero dell`Ambiente non si occupava di Autorizzazioni Integrate Ambientali (Aia) e non ha avuto quindi alcun ruolo in quella rilasciata all`Ilva”.

“Si rileva con rammarico e preoccupazione – aggiunge il ministero – che ancora una volta, giunti ad un passaggio importante della vicenda Ilva, si diffondano notizie false tese a screditare e delegittimare l`azione del ministro, come era già accaduto nei mesi scorsi con la diffusione della notizia, anche in quel caso falsa, di una citazione di Clini nelle intercettazioni telefoniche relative all`inchiesta penale.

Circostanza a suo tempo smentita dallo stesso procuratore Sebastio”. (TMNews)