Rebus oro: il mercato dei futures è artificiale e corrotto

20 Novembre 2015, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Oro, il mistero del trend dei prezzi si infittisce.

A fronte di un balzo della domanda di lingotti, che proviene soprattutto dall’Oriente, ma anche dagli Usa, si assiste a una performance piatta dei futures sull’oro da un bel po’ di tempo, nonostante diversi fattori che dovrebbero indurre tutti a riconsiderare il bene rifugio per eccellenza. L’escalation della minaccia del terrorismo con gli ultimi attentati firmati Isis, i dubbi sulla solidità dei fondamentali economici di tutto il mondo..di per sé già questi due elementi dovrebbero alimentare i buy sul metallo prezioso.

Un altro sostegno dovrebbe essere rappresentato dal balzo della domanda. Lo stesso World Gold Council ha reso noto che nel terzo trimestre la domanda di monete e lingotti d’oro è esplosa negli Stati Uniti +207%.

Gli americani  starebbero facendo incetta di oro a livelli “che non si vedono dalla crisi finanziaria globale”, come ha scritto la stessa associazione mondiale di oro.

L’interesse verso l’oro è stato confermato dalla Zecca degli Stati Uniti, che ha reso noto che le vendite di monete d’oro di qualità Eagle sono balzate nell’ultimo trimestre a quasi 400.000 once, al massimo in più di cinque anni.

E’ vero che tra i motivi del ritorno degli acquisti sull’oro ci sono i prezzi medesimi, che a luglio sono scesi al di sotto della soglia di $1.100 l’oncia per la prima volta in cinque anni. Ed è altrettanto vero che il crollo del Dow Jones fino a 1.000 punti lo scorso 24 agosto e la prima correzione dello S&P 500 dal 2011 hanno portato diversi operatori a riscoprire l’appetibilità dell’asset. Ma i futures scambiati sul Comex non riflettono affatto una maggiore propensione all’acquisto di oro.

Basti pensare che, a fronte dello S&P 500 che è in rialzo +10% dai minimi del 24 agosto, l’oro ha perso -6% nello stesso arco temporale.

Le vendite del metallo fisico balzano, i prezzi dei futures scivolano

“Le vendite del metallo fisico balzano, i prezzi dei futures scivolano”:  è il titolo dell’articolo scritto da Nathan McDonald , in cui viene riproposto il rebus del mercato dell’oro. Nathan sottolinea come, sulla scia del massacro di Parigi, degli attentati ormai quasi quotidiani dell’Isis, dei problemi che continuano a permenere in Grecia:

“sarete portati a pensare che l’oro e l’argento siano destinati a salire. Ma quello che dovete ricordare in tempi come quelli che stiamo vivendo, è che ci sono due mercati per i metalli preziosi. C’è il mercato cartaceo – dei futures – che è artificiale e pesantemente corrotto, che forma il prezzo spot; e c’è poi il mercato fisico, che è onesto.

Nathan continua:

“Il differenziale tra i prezzi spot e i prezzi del mercato fisico continua ad allargarsi. (…) I fondamentali stanno urlando affinché i metalli preziosi salgono, ma la manipolazione e la forza del dollaro impediscono alle quotazioni di salire”.

Ma qual è il consiglio finale, dunque, in termini operativi?

“A prescindere da questi movimenti di breve termine, il fenomeno (dei prezzi al ribasso) dovrebbe essere considerato come un’opportunità per posizionarsi anticipando una performance che alla fine sarà diretta verso l’alto”.