Guerra dazi, Cina: “in grave difficoltà a mantenere l’economia stabile”

19 Settembre 2018, di Mariangela Tessa

Mentre le tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti sono in aumento, il premier cinese Li Keqiang ha confermato ieri che l’economia cinese è in una situazione difficile, ma il suo governo è in grado di resistere alle sfide.

“La Cina si trova di fronte una serie di difficoltà e sfide legate alla crescita”, ha riconosciuto Li durante un discorso in una conferenza del World Economic Forum a Tianjin, in Cina. E ha poi aggiunto: “Profondamente integrata nell’economia mondiale, l’economia cinese è inevitabilmente influenzata da notevoli cambiamenti nel contesto economico e commerciale globale. In effetti, ci troviamo di fronte a notevoli difficoltà nel mantenere stabile l’economia del nostro paese”.

Li ha tuttavia insistito sul fatto che il suo paese non è al momento in pericolo e che Pechino ha “strumenti sufficienti per far fronte ai rischi e alle sfide”.

Le dichiarazioni del premier cinese arrivano dopo che l’amministrazione guidata dal presidente Donald Trump ha annunciato un dazi del 10% su importazioni cinesi aventi un valore di 200 miliardi di dollari. Pechino, da parte sua, ha già preannunciato contromisure per un valore di 51 miliardi di euro.

Non è ancora chiaro se Pechino ricorrerà a misure che vanno al di là delle tariffe doganali e se farà saltare o meno un quinto round di negoziati previsto originariamente a Washington la settimana prossima.

Immediata la reazione del presidente Usa:

“La Cina ha apertamente dichiarato che sta attivamente cercando di influenzare e cambiare il nostro voto attaccando i nostri agricoltori, allevatori e operai delle industrie a causa della loro lealtà nei miei confronti. Ciò che non capisce è che queste persone sono grandi patrioti e capiscono perfettamente che Pechino si avvantaggia dal commercio con gli Stati Uniti da molti anni; e sanno anche che io so come fermare tutto questo”.

In un clima sempre più teso, gli analisti di S&P Global Ratings affermano che le tensioni commerciali crescenti tra Usa e Cina potrebbero pesare sulla fiducia degli investitori e ridurre la crescita globale futura. L’agenzia di rating teme che la nazione asiatica adotti azioni che vadano al di là dei dazi:

Con la Cina che sta esaurendo i modi per effettuare ritorsioni contro i beni, il Paese potrebbe optare per azioni non tariffarie che colpiscono i servizi e gli investimenti dagli Usa“.

S&P sottolinea che l’America gode di un avanzo netto nei servizi con la Cina.

Una simile ritorsione potrebbe ulteriormente peggiorare le preoccupazioni degli investitori, danneggiare le aziende e la fiducia dei consumatori oltre che le prospettive di crescita”.

S&P calcola che tra il 2019 e il 2021 il Pil Usa possa essere frenato dell’1,2% se le due nazioni si puniranno a vicenda con dazi del 25% su tutti i beni (esclusi i carburanti); la perdita di Pil in Cina sarebbe dell’1% circa nello stesso arco temporale.