Guerra contante, Citi: “perché politica tassi bassi funzioni va abolito”

16 Novembre 2015, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Il chief economist di Citigroup, Willem Buiter, è convinto che gli Stati Uniti debbano imporre tassi di interesse ancora più bassi se vogliono che la loro economia esca dal pantano una volte per tutte. L’economista ritiene che un tasso di interesse del -6% sia necessario. A una condizione, però: che il governo abolisca i contanti, altrimenti il piano non può funzionare.

Con l’abolizione del contante le banche si metterebbero al riparo da eventuali corse agli sportelli.  Se la banca si tiene il 6% dei risparmi dei propri clienti, un conto corrente da 100 dollari ne varrebbe solo 94 alla fine dell’anno, 88,36 due anni dopo e 83,06 dopo tre anni. Allo stesso tempo una banconota da 100 raffigurante Benjamin Franklin varebbe sempre 100 dollari.

Finché esiste il contante, in un mondo di tassi negativi nessuno preferirà tenere i propri risparmi nelle casseforti delle banche. Buiter non è il solo a consigliare di mettere il cash fuori legge per rilanciare l’economia in periodi di crisi o immediatamente successivi. Il presidente e fondatore di Pento Portfolio Strategies, Michael Pento, ha osservato di recente che:

“Strategie come quella di spingere i tassi di interesse in territorio negativo, come quella di mettere fuori legge i contanti e inviare crediti elettronici direttamente nei conti di una banca privata sono soluzioni consigliabili nel bel mezzo di una crisi che genera tensione nei mercati”.

La Fed non ha escluso l’ipotesi di fare ricorso a tassi di interesse negativi. Nell’ultima riunione del braccio di politica monetaria della banca centrale Usa, almeno uno dei membri del board ha suggerito che vale almeno la pena prendere in considerazione l’idea.

Con il pretesto di combattere l’evasione fiscale, in passato Italia e Francia hanno già vietato operazioni di prelievo per somme superano i 1000 euro in passato. Tra le polemiche, il governo Renzi vuole alzare la soglia a 3000 euro. In Spagna il diveto riguarda somme di 2.500 euro. Restrizioni del genere sono in vigore anche in Belgio, Grecia, Bulgaria, Messico, Russia, Uruguay e altri paesi minori.

Negli Stati Uniti non ci sono limitazioni del genere ma ci sono al momento limiti ‘de facto’. Se un cliente preleva dal proprio conto corrente una somma elevata, nell’ordine di diverse migliaia di dollari, le autorità possono avviare un’inchiesta.

Per i prelievi superiori a 10 mila dollari in contanti, se vogliono evitare che venga aperta un’indagine, le banche devono farlo presente all’IRS, l’Agenzia delle Entrate americana, compilando un rapporto che si chiama “Currency Transaction Report”. Se le condizioni riguardanti un prelievo superiore a $5000 sono ritenute sospette, gli istituti di credito devono redarre un “Suspicious Activity Report”, un rapporto di attività sospetta.

In futuro le autorità di tutto il mondo potrebbero imporre ai clienti di accettare i tassi di interesse negativi sui loro risparmi. Ma non si sa quanto i correntisti accetteranno una simile confisca dei loro averi – perché di tale azione si tratta. È probabile che finiranno invece per rivolgersi a forme alternative di conservazione del denaro. Una eventuale eliminazione del contante non farebbe che incoraggiare l’utilizzo di monete elettroniche e digitali come il Bitcoin, per esempio.

Un’altra possibile conseguenza è che aumenteranno le operazioni di conversione di cash in metalli preziosi, in particolare oro. Motivo per il quale, se si crede in uno scenario del genere – in cui il contante viene messo al bando – è il momento giusto per iniziare ad accumulare asset alternativi ma sicuri come l’oro.