Grasso e Boldrini si tagliano il 30% dello stipendio

20 Marzo 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – I presidenti di Camera e Senato si tagliano lo stipendio del 30%. La decisione e’ stata annunciata alla prima riunione delle Conferenze dei presidenti dei gruppi eletti solo da qualche ora e che da subito indica la priorita’ assoluta di ridurre i costi della politica, con l’obiettivo di un risparmio graduale fino al 50% delle attuali spese.

L’Elezione dei capigruppo rappresenta anche un passaggio necessario per avviare le consultazioni da parte del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. L’elezione ha registrato un confronto politico significativo, seppur a bassa intensita’, nel Pd, e piu’ animato in Scelta Civica.

Il Pdl ha scelto con un voto per acclamazione Renato Schifani al Senato e Renato Brunetta alla Camera, entrambi proposti ieri da Silvio Berlusconi. Liscia e’ andata anche l’elezione dei due presidenti della Lega, Massimo Bitonci a Palazzo Madama e Giancarlo Giorgetti a Montecitorio, cosi’ come quella di Gennaro Migliore alla guida dei deputati di Sel (i senatori del partito di Vendola sono solo 7 ed entrano nel Gruppo Misto di cui pero’ assumono la presidenza con Loredana De Petris). Il Movimento
cinque stelle gia’ nei giorni scorsi aveva scelto i propri presidenti, vale a dire Vito Crimi in Senato e Roberta Lombardi alla Camera.

Piu’ vivaci sono state le cose in casa Democrat. In Senato Luigi Zanda aveva raccolto 75 firme a sostegno della propria candidatura e l’elezione e’ avvenuta poi per acclamazione. Alla Camera il segretario Pier Luigi Bersani ha proposto il giovane Roberto Speranza, 34 anni,”un giovane di lungo corso”. Ma contro l’elezione per acclamazione si e’ alzato Luigi Bobba che ha chiesto il voto nel segreto dell’urna, secondo lo Statuto del gruppo. E qui si sono registrati 200 consensi sui 284 votanti.

Analogo l’andamento in Scelta Civica. Il capogruppo al Senato, Mario Mauro, e’ stato eletto all’unanimita’, mentre al Senato il Lorenzo Dellai ha prevalso con 30 voti su 45, con l’ala che fa capo a Italia Futura che gli preferiva Andrea Romano. La maretta ha portato pure ad una sospensione della riunione prima della conclusione positiva.

Nel tardo pomeriggio i presidenti di Senato e Camera, Piero Grasso e Laura Boldrini, che si erano in precedenza incontrati, hanno riunito le due Conferenze dei capigruppo, tematizzando il taglio ai costi dei due rami del Parlamento.

Tutti i gruppi hanno dato il loro consenso. Grasso e Boldrini hanno voluto dare subito un segnale tagliandosi del 30% lo stipendio e annunciando che analoga sforbiciata sara’ proposta “per i titolari delle altre cariche interne in tema di indennita’ di ufficio e di altre attribuzioni attualmente previste, alcune delle quali potrebbero essere del tutto soppresse, quali ad esempio i fondi per spese di rappresentanza”.

Grasso e Boldrini hanno poi annunciato le riduzioni riguarderanno “il trattamento economico complessivo dei parlamentari, con l’obiettivo di realizzare un risparmio tra il trenta e il cinquanta per cento della relativa spesa”.

In particolare sara’ proposta la trasformazione di tutti i rimborsi forfettari in rimborsi a pie’ di lista. Inoltre verranno pubblicati sui siti internet di Camera e Senato i dati di tutte le consulenze. Infine i dipendenti. Ad essi, ha detto Boldrini, “sara’ chiesto di usare la stessa sensibilita’ e disponibilita’, dando concreti segnali di contenimento dei costi: un tema che sara’ presto oggetto di dialogo con i sindacati”.

Grasso-Boldrini a Ballaro’

Il presidente del Senato Piero Grasso ha annunciato a ‘Ballaro”, in collegamento con la presidente della Camera Laura Boldrini, la volonta’ di “raddoppiare la profuttivita’” del Parlamento, lavorando dal lunedi’ al venerdi’. Boldrini ha aggiunto che i presidenti delle Camere hanno deciso di rinunciare agli appartamenti che spetterebbero loro, e di lasciarli invece “alle finalita’ istituzionali”.

A proposito dei tagli delle indennita’ e delle retribuzioni, Boldrini ha specificato che una misura coerente verra’ chiesta, con consultazioni con i sindacati, ai dipendenti del Parlamento “dove ci sono retribuzioni molto alte”. I Presidenti di Senato e Camera, inoltre vogliono che le Camere lavorino 5 giorni su 7 per un totale di 96 ore a settimana.