Grandi banche Ue onnipresenti nei paradisi fiscali

27 Marzo 2017, di Daniele Chicca

Le principali banche dell’Unione Europea sono presenti nei paradisi fiscali ed è lì che hanno registrato più di un quarto dei loro profitti annuali. Lo rivela un rapporto pubblicato oggi dall’Ong Oxfam, che denuncia l’ennesimo esempio di favori ai limiti della legalità concessi da banche come RBS, Deutsche Bank e Barclays a clienti ricconi e multinazionali.

Dopo lo scoppio degli scandali LuxLeaks e dei Panama Papers e mentre l’Irlanda continua a essere al centro delle scappatoie fiscali di Apple e degli altri colossi di Internet (come Google, Facebook e Amazon), l’ultimo studio dell’organizzazione non governativa infligge un colpo duro alle banche europee.

Secondo il rapporto, nel 2015 le 20 maggiori banche della regione avrebbero generato 25 miliardi di euro di utili nei paradisi fiscali, pari al 26% del totale, nonostante una presenza irrisoria delle loro filiali in termini di forza lavoro. La ricerca ha preso in considerazione 58 giurisdizioni considerate come atolli fiscali, dove le banche hanno approfittato delle loro divisioni con sede in Irlanda e Lussemburgo.

Deutsche Bank, Barclays e RBS nel mirino

Tra i casi segnalati che saltano maggiormente all’occhio c’è quello della prima banca tedesca. Deutsche Bank ha dichiarato un risultato deficitario di 6,1 miliardi di euro quell’anno, ma ha dichiarato 1,2 miliardi di euro di utili in Lussemburgo. Questi profitti cozzano nettamente con le perdite e i risultati fiacchi dichiarati su tutti i principali mercati dell’istituto (fatta eccezione per Hong Kong).

Tutti gli elementi a disposizione “spingono a credere che Deutsche Bank faccia affidamento sul trasferimento degli utili”, una pratica evidentemente ancora diffusa tra le banche dell’Unione Europea, dice Oxfam.

Altre pratiche sospette agli occhi dell’Ong sarebbero quelle delle banche britanniche Barclays e RBS. La prima ha dichiarato un utile complessivo pari a 5 miliardi di euro nel 2015, di cui circa 900 milioni nei soli Lussemburgo, Svizzera e Irlanda. “Barclays ha soltanto 500 dipendenti in quei tre paesi. In poche parole, nel 2015, queste nazioni rappresentano il 18% del risultato globale di Barclays ma solamente lo 0,4% dei suoi impiegati”.

Quanto a RBS, la banca ha guadagnato 1,14 miliardi di utili in Irlanda quell’anno, per un giro d’affari di 763 milioni. Uno scarto che la banca, contatta da Oxfam,  attribuisce alle “detrazioni sugli accantonamenti”. Tra le banche francesi, BNP Paribas viene criticata per le sue attività nelle Isole Cayman, mentre Societe Generale in Irlanda.

Tra le banche che invece dimostrano una certa coerenza di risultati rispetto ai profitti generati nei paradisi fiscali, l’Ong cita Crédit Mutuel e l’olandese Rabobank.