Goldman Sachs: l’inside story di una banca ‘tossica’

17 Ottobre 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – “Oggi e’ il mio ultimo giorno a Goldman Sachs e posso dire in tutta onesta’ che l’ambiente di lavoro non e’ mai stato cosi’ tossico e distruttivo come lo e’ ora”.

Tutti si ricorderanno della bomba lanciata da Greg Smith, il manager con oltre 12 anni di esperienza che in una lettera senza peli sulla lingua intitolata “Why I’m leaving Goldman Sachs” ha spiegato i motivi per cui ha deciso di lasciare il mondo senza scrupoli della finanza americana, infliggendo un colpo molto duro all’immagine della banca piu’ potente al mondo.

A giugno 2000, all’apice della bolla dot.com, il giovane Smith era carico, entusiasta di essere dov’era: nel formidabile grattacielo che ospitava la divisione di trading di Goldman Sachs, a New York.

“Porca vacca”, ha pensato, appena arrivato in ufficio, per il suo primo giorno di lavoro a Wall Street. Da allora, una dozzina di anni e un paio di pesanti crisi dopo, le cose sono cambiate. Eccome.

Ora, dopo le polemiche seguite alla pubblicazione della sua lettera, che e’ diventata in poco tempo un fenomeno virale sui social media, Smith e’ pronto a raccontarci tutta la storia. In un libro il cui capitolo 5, tanto per avere un assaggio, si intitola “Welcome to the Casino'”.

Con la data dell’uscita del libro “rivelazione” che si avvicina, il presidente della banca Gary Cohn, che insieme all’AD Lloyd Blankfein si e’ meritato una menzione speciale nell’editoriale di Smith per avere “tenuto sotto controllo e approvato la cultura della societa’”, sara’ sicuramente tra i primi lettori del volume.

“Lo leggero’ quasi sicuramente”, ha detto ai microfoni di Bloomberg all’inizio di ottobre. Se Cohn vuole avere un’anticipazione, un primo estratto, il primo capitolo, e’ gia’ disponibile per la consultazione nel punto vendita online di Apple, l’app ‘iBook’.

Si chiama “Non lo so, ma lo scopriro'” e offre un’idea vaga di come furono i primi giorni di Smith nello stomaco della “Piovra della Finanza”, come e’ stata soprannominata con acume dalla rivista Rolling Stone.

Da fedele devoto alla causa di Goldman Sachs, il 21enne non aveva idea di quello che avrebbe sperimentato. Di solito la selezione dei dipendenti ai colloqui e’ molto rigorosa e in media solo uno su 45 ce la fa a superare i primi test tra quelli che fanno domanda per uno stage estivo o un lavoro full-time.

Arrivati in ufficio, agli ‘intern’ vengono assegnati uno sgabello e un enorme badge arancione, che ha lo scopo di riconoscerli immediatamente, per ricordare loro che “sono solo un novello, un plebeo, un ragazzino da due soldi“, si legge sulle pagine del primo capitolo del libro. “Era naturalmente avvilente”. Gli stagisti dovevano portare uno sgabello sempre con loro, “perche’ alle scrivanie della divisione di trading non c’erano altre sedie libere”.

L’orario di lavoro era molto impegnativo e si iniziava alle 5.45 massimo 6 del mattino, ricorda Smith nelle pagine del volume in uscita a giorni. Durante le riunioni ‘aperte’, due a settimana, un tutor stava in piedi nella stanza con un elenco di nomi in mano. “Chiamava a quel punto persone a caso, a cui porre domande sulla cultura e storia della societa’ e sul mercato azionario”, scrive Smith.

A seconda dello stile e del carattere della persona incaricata degli interrogatori, gli stagisti venivano piu’ o meno umuliati. “I meeting erano molto intensi. Una volta uno stagista e’ stato insultato da un tutor per non aver dimostrato una conoscenza abbastanza approfondita della quota azionaria di Goldman in Microsoft”.

“Qual e’ la nostra quota, quali sono i catalizzatori in vista? Come sta andando il titolo? Dai andiamo, forza”. Questa insistenza ha spinto lo stagista a scappare dala stanza in lacrime. Un altro stagista e’ stato umiliato da un managing director che aveva ordinato un panino al formaggio cheddar e si e’ visto recapitare invece dal novello un’insalata al cheddar. Il capo ha aperto la vaschetta, guardato l’insalata, lanciato un’occhiata al ragazzo e gettato poi nel cestino il cibo.

Nelle pagine sono tanti gli aneddoti come questi, che offrono un quadro dell’aspra vita a Wall Street, che metaforicamente viene rappresentata come una giungla, dove i rituali, le molestie e i casi di bullismo sono all’ordine del giorno.

Smith sostiene, per esempio, che i manager e trader veterani del gruppo parlano senza pieta’ di “truffare i clienti”, mentre la routine estenuante degli stagisti puo’ essere letta come un metodo duro con il quale addestrare i novelli banchieri a essere “collaborativi, leali e intraprendenti”.