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Giappone: debito a 235% e 241% nel 2012 e 2013. Ma il paese campa

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Roma – Il Giappone dovrebbe fare tutto il possibile per “migliorare” la propria situazione di bilancio, con stime sul debito pubblico lordo, relative al 2012, pari al 235,8% del Pil (135,2% nella componente netta) e al 241,1% (142,7%) per l’anno prossimo. Si tratta dei livelli più elevati tra i paesi avanzati. L’allarme del Fondo Monetario Internazionale è contenuto nel capitolo IV (Il rapporto sul paese stilato al termine della missione annuale) e include anche l’invito a Tokyo di aumentare rapidamente l’Iva “ad almeno il 15%” dal 5% attuale, per finanziare la riforma del welfare e il social security.

Il Fondo sollecita la Bank of Japan ad allentare ulteriormente la politica monetaria per stimolare la crescita e battere la deflazione cronica del Sol Levante, sottolineando che il target dell’1% dell’inflazione, pur se positivo, sarebbe raggiunto solo “entro il 2017”.

“Anche dopo aver considerato le misure di allentamento, lo staff del Fondo prevede un progresso dell’inflazione di mezzo punto percentuale nel 2014”, contro l’1% annunciato, che può essere raggiunto solo se gli attuali 70.000 miliardi di yen messi in campo saranno aumentati “sostanzialmente”.

Il Fondo mantiene le proiezioni diffuse ad aprile sulla terza economia del pianeta: Pil +2% nel 2012 e +1,7% nel 2013, con una inflazione pari a zero. Tuttavia, ci sono rischi al ribasso: la crisi del debito sovrano in Europa, il rallentamento delle economie emergenti e degli usa potrebbe rallentare la domanda per le esportazioni. Poi c’è l’impattop negativo dell’apprezzamento dello yen visto come bene rifugio di fronte alle turbolenze europee.

“La nostra analisi suggerisce che lo yen è moderatamente sopravvalutato in una prospettiva di medio termine – ha detto david Lipton, numero due dell’Fni, presentando il rapporto.

Da notare che il debito elevato, record mondiale in percentuale sul pil, non e’ un dramma come accade in Europa (Itaia sopra al 120%) perche’ i titoli di stato di Tokyo sono al 95% in mano domestica e non estera e inoltre il paese stampa la propria moneta.