Germania vota si, ma continua a spingere per Grexit

17 Luglio 2015, di Redazione Wall Street Italia

BERLINO (WSI) – Dopo il si dell’Austria arriva anche la luce verde del parlamento tedesco all’apertura dei negoziati per il nuovo piano di aiuti multi miliardari alla Grecia, in cui il suo stesso ministro delle Finanze non crede e che la maggior parte degli analisti ritiene un possibile fallimento.

Il Bundestag ha dato alla sua Cancelliera mandato negoziale per il terzo pacchetto di aiuti alla Grecia con 539 voti a favore, 119 contrari e 40 astenuti. I votanti sono stati 598. Il si era dato per scontato malgrado la crescente opposizione all’interno della maggioranza.

Wolfgang Schaeuble continua a dire che preferisce la soluzione Grexit. Cerchiamo di capirne le ragioni. Dal punto di vista di Berlino, i contribuenti tedesci hanno già fatto troppi sacrifici per salvare Atene. I cittadini dei paesi virtuosi dell’area euro hanno più di un valido motivo per essere preoccupati.

Come osserva Gideon Rachman sul Sole 24 Ore, “al momento dell’adesione all’euro era stato detto loro che il Trattato che istituiva la moneta unica prevedeva una clausola di “no bail-out” e questo per rassicurare i contribuenti che non avrebbero mai dovuto pagare i conti di altri paesi dell’Eurozona”.

Inoltre non è come se la Grecia si appresti a ricevere aiuti per la prima volta. Nel recente passato ha ottenuto due piani di salvataggio e anche altre concessioni. Nel 2012 i creditori privati hanno accordato una rivalutazione del valore nominale del debito ellenico (il cosiddetto ‘haircut’) nonché un allungamento delle scadenze non da poco.

Il vero problema è che i prestiti sono stati offerti in cambio delle politiche sbagliate di riforma, in nome di una austerity cieca che ha lacerato il tessuto sociale greco.

La Germania non vuole ridurre il debito greco come chiedono Fmi e Bce, perché creerebbe un pericoloso precedente e aprirebbe la strada a perdoni anche per Spagna, Italia e persino la Francia.

Sono tutti paesi che hanno livelli di debito in costante crescita da quando l’Europa ha rischiato di collassare nel 2012. Il rapporto debito Pil spagnolo è salito dal 69% al 98%, quello italiano dal 116% al 132%. In Francia è aumentato dall’85% al 95%.

Tale andamento spiega come mai Schauble e i falchi tedeschi continuino a preferire un’uscita temporanea della Grecia dall’Eurozona piuttosto che iniziare a graziare i passivi dei paesi più indebitati dell’unione.

Il mercato del debito ellenico nel suo complesso è pari a circa 345 miliardi di euro, niente in confronto ai 1.000 dollari di debito spagnolo in circolazione o ai 2.600 miliardi dell’italia.

Visto che i bond sono legati ad altre attività di trading e a strumenti finanziari derivati, una svalutazione nominale del debito o un periodo di grazia di tali somme rischierebbero di scatenare un fallimento sistemico del settore finanziario in Europa.

Le banche Ue non potrebbero mai sostenere una perdita di valore simile dei propri asset. Il problema sta tutto lì, nell’esposizione delle grandi banche ‘too-big-to-fail’ ai derivati. A proposito di banche, quelle elleniche hanno ricevuto ieri una buona notizia, con la Bce che ha alzato il tetto dei fondi di emergenza di 900 milioni, a 89,9 miliardi. Ciononostante il ministero delle Finanze ha fatto sapere che non apriranno lunedì prossimo come promesso.

Ipek Ozkardeskaya di London Capital Group sottolinea come il mercato sia scettico nei confronti del piano di salvataggio che finirà per essere avviato. “È troppo rigido per alimentare la crescita in Grecia”. Per ancora un paio di anni il governo potrà sopravvivere finanziariamente, ma “senza un significativo sostegno finanziario anche per gli investimenti, una volta che quei soldi saranno finiti saremo nuovamente qui a discutere l’ipotesi di Grexit”.

Tornando alla stretta attualità, dopo che il Bundestag darà il mandato a Angela Merkel per trattare un nuovo piano di salvataggio alla Grecia, saranno i parlamenti di Finlandia, Olanda, Slovenia, Estonia ed Austria a dover accettare che i loro ministri avviino i negoziati su un nuovo piano.

I ministri Ue delle Finanze potranno a quel punto incominciare i colloqui con la Grecia. Una volta trovato l’accordo il parlamento tedesco deve firmarlo e anche Atene deve ufficialmente accettare. Non va dimenticato che il piano non piace a nessuna delle parti politiche coinvolte.

Il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis ha detto di attendersi che un accordo sull’alleggerimento del debito della Grecia faccia parte del nuovo piano di aiuti che ci si appresta a negoziare. “Il Fondo monetario internazionale ha chiesto un alleggerimento del debito – ha notato durante una conferenza stampa a Bruxelles – e nella dichiarazione dei leader dell’area euro di lunedì scorso si auspica che che il Fmi faccia parte di un nuovo programma”.

(DaC)