Wall Street euforica, vola il Nasdaq (+3%)

1 Marzo 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Chiusura in rialzo per gli indici a Wall Street con il mercato che brinda a una serie di dati macroeconomici che dimostrano come l’economia americana stia andando meglio di quanto temuto. A fare da traino e’ stato anche il petrolio: al Nymex il contratto ad aprile e’ salito dell’1,9% a 34,4 dollari al barile.

Il Dow Jones aggiunge 349 punti, il 2,11%, a quota 16.829. L’S&P 500 sale di 46 punti, il 2,37%, a quota 1.978. Il Nasdaq aumenta di 132 punti, il 2,9%, a quota 4.673.

Cio’ aiuta a sostenere i titoli finanziari, che recentemente hanno sofferto il venire meno delle aspettative per il proseguimento della normalizzazione della politica monetaria della Federal Reserve. L’idea e’ stata che se i venti contrari che spirano dall’estero frenano il motore Usa, allora la banca centrale guidata da Janet Yellen posticipera’ un rialzo dei tassi.

Stando ai future sui Fed Funds, ci sono quasi due probabilita’ su tre di almeno una stretta entro fine anno. A inizio febbraio erano pari a zero. Un altro segno della voglia di propensione al rischio e’ dato dal ritracciamento dei Treasury, i cui rendimenti sono invece balzati in avanti: quello del decennale, il titolo benchmark, si e’ portato sopra l’1,8%. Dal canto suo il Vix, l’indice che misura la volatilita’, e’ sceso sui minimi dell’anno (-11,53% a 18,18 punti).

Sul fronte macro, l’Ism manifatturiero a febbraio e’ salito piu’ delle stime a quota 49,5. Il dato resta tuttavia sotto i 50 punti, soglia che distingue l’espansione dalla contrazione. Anche le spese per le costruzioni hanno superato le previsioni: a gennaio sono balzate dell’1,5% ai massimi dell’ottobre 2007.

Il mercato intanto si domanda se anche quest’anno ci sara’ una corsa dell’azionario dopo il Super Tuesday, il primo grande appuntamento delle primarie statunitensi in vista delle elezioni presidenziali dell’8 novembre. Oggi si vota in 12 Stati e in palio c’e’ quasi la meta’ dei 1.237 delegati necessari per aggiudicarsi la nomination a luglio. Nei sei Supermartedi’ che ci sono stati dal 1992, l’azionario e’ sempre stato positivo nella settimana successiva a quel giorno.

Gli investitori ignorano un dato peggiore delle stime del settore manifatturiero cinese, cosa che generalmente avrebbe riacceso le preoccupazioni per un rallentamento peggiore delle stime della seconda economia al mondo. Va ricordato che ieri la Banca centrale cinese ha cercato di dare fiducia ai mercati annunciando un ulteriore taglio dei depositi che gli istituti di credito locali devono avere.

Nell’overnight, il numero uno della Federal Reserve di New York William Dudley ha parlato dalla Cina dicendo che ci sono rischi al ribasso per l’outlook dell’economia Usa. Cio’ sembra suggerire una particolare cautela da parte della Fed nell’alzare i tassi dopo la storica stretta del dicembre scorso, la prima dal giugno 2006.

Si guarda anche al comparto automobilistico, con i dati sulle immatricolazioni di febbraio: per ora Fca Us ha segnalato un incremento delle vendite del 12%, il miglior febbraio dal 2006 e il 71esimo mese di fila di aumenti, mentre piu’ tardi seguiranno Ford e General Motors.

A febbraio l’indice delle blue chip ha chiuso il primo mese positivo da novembre. L’ultima seduta del mese, ieri, ha però visto una prova giornaliera negativa, con il morale degli investitori che è stato depresso dal nulla di fatto al G20 di Shanghai.

In ambito di reddito fisso è una giornata storica per i mercati: per la prima volta gli investitori hanno pagato il Giappone per godere del privilegio di detenere per i prossimi dieci anni il debito del paese, terza forza economica del mondo.

Sul valutario l’euro scivola sul dollaro: nuovi dati macro deludenti mettono ulteriori pressioni su Draghi.

Tra le materie prime, per il secondo giorno di fila il petrolio ha chiuso in rally. Al Nymex, il contratto ad aprile ha guadagnato 65 centesimi, l’1,9% a 34,40 dollari al barile. Si tratta dei massimi del 5 gennaio scorso. Alla vigilia del dato sulle scorte settimanali di petrolio in Usa, gli investitori sono tornati a sperare in un accordo sulla produzione tra i principali Paesi produttori.

Stando all’agenzia di Stato russa TASS, oggi il ministro dell’Energia russo ha spiegato che “una massa critica” di nazioni ha accordato un congelamento della produzione e che una decisione finale sara’ presa piu’ avanti nel mese. Lo stesso ministro ha detto che per l’Iran potrebbe essere trovata una “soluzione individuale” visto che si trova “ai minimi della sua produzione”. Sempre oggi, il collega degli Emirati Arabi Uniti ha dichiarato che “tutti dovrebbero muoversi verso un congelamento della produzione a prescindere che piaccia o no”.

Il mese scorso una simile intesa era stata siglata da Russia (che non fa parte dell’Opec) e Venezuela, Arabia Saudita e Qatar (che invece rientrano nel cartello). Sale dunque l’attesa per una riunione nel mese in corso tra Paesi Opec e non.

I futures sull’oro estendono i guadagni dopo che febbraio è risultato il mese migliore degli ultimi quattro anni per il metallo considerato bene rifugio per eccellenza. Qualche analista ha detto che ora che il prezzo per oncia è salito così tanto, è giunto il momento di speculare al ribasso sull’oro. Ma in condizioni tempestose come quelle attuali, sono ancora più numerosi i gestori che preferiscono accumulare posizioni nell’asset sicuro.