Fugnoli: nel 2016 “partire leggeri e abbassare i rischi”

11 Dicembre 2015, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Meglio mettersi l’anima in pace. Il 2016 dei mercati non sarà un anno “normale”, intendendo come normale un anno in cui gli strategist e i gestori si aspettano un 5-10 per cento di rialzo azionario. È quanto scrive nella sua newsletter settimanale di strategia, Il Rosso e Il Nero, Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos.

“Il 2016 non appare normale perché le borse potrebbero rendere zero e i bond potrebbero anche avere un rendimento finale leggermente negativo. Stare totalmente investiti in azioni potrebbe quindi rendere zero come la liquidità del conto corrente e fare diventare irrilevante, ex-ante, qualsiasi scelta di portafoglio”, sono le previsioni di Fugnoli, il quale specificando anche come “le azioni e i crediti, dal canto loro, saranno esposti a venti contrastanti. Da una parte si profila una modesta crescita degli utili (qualcosa di più in Europa), ma dall’altra si profila per la prima volta un vento contrario da parte della Fed sotto forma di rialzo dei tassi nominali, anche se sui tassi reali, in previsione di un aumento dell’inflazione, non si avvertirà nessuna stretta significativa”.

In quest’ottica quali sono le strategie da mettere in campo? “Tenere un portafoglio diversificato, fino ad oggi, ha significato tenere le azioni (e molti bond) per la performance e il cash per la sicurezza. Da qui in avanti le azioni significheranno diversificazione e se ci sarà performance sarà in cambio di un’accresciuta volatilità. È un contesto, quindi, in cui ha senso ridurre, ma non azzerare, azioni e crediti. La volatilità, dal canto suo, è fumo negli occhi per molti ma può essere opportunità per altri. La condizione per approfittarne, tuttavia, è di partire leggeri e non avere troppo rischio nel portafoglio”.

Per Fugnoli, l’idea di abbassare il profilo di rischio “non è dovuta a un deterioramento della condizione dell’economia globale (per una Cina che continuerà a rallentare ci sarà un’Europa in accelerazione) ma al passaggio da una fase strategica durata sette anni a una fase tattica che potrebbe durare fino alla fine del ciclo e quindi, augurabilmente, ancora qualche anno”.

Discorso diverso per le materie prime.

“Sul petrolio non c’è nessuna debolezza della domanda, che continua a crescere regolarmente. Quanto ai produttori, siamo entrati nella fase finale del processo di selezione naturale che vedrà vincitori quelli che hanno i costi di estrazione più bassi (Arabia Saudita, Iraq e l’area texana di Eagle Ford). L’Arabia Saudita, che conduce il gioco al ribasso sui prezzi, scommette su una stabilizzazione e inversione di tendenza entro la fine del 2016. Ci sarà quindi un momento (ma adesso è ancora troppo presto) in cui i titoli dell’energia batteranno il resto del mercato e trascineranno verso l’alto le Borse. Più si scende oggi, insomma, più si risalirà domani. Nelle materie prime ha sempre funzionato così”.

Uno sguardo infine al rialzo dei tassi atteso per la settimana prossima della Federal Reserve. “Non riusciamo a vedere nessun dramma intorno al rialzo di mercoledì prossimo. Non c’è un angolo del pianeta dove il preavviso di questo rialzo non sia già arrivato da un anno e non sia stato ampiamente discusso e scontato nei prezzi. Più che una corsa a vendere, vediamo quindi probabile un grande sbadiglio globale o perfino una breve fiammata di rialzo nel caso di una conferenza stampa particolarmente rassicurante”.