FMI: Medioriente deve far fronte a “matrice di rischi”

2 Maggio 2018, di Daniele Chicca

Alert del Fondo Monetario Internazionale sulla situazione in Medioriente. Una stretta di liquidità, le tensioni commerciali e i problemi strutturali sono tra la moltitudine di sfide citate dal direttore della regione Jihad Azour. La buona notizia è che l’area sta registrando una crescita in aumento per i paesi che esportano e che importano petrolio, tuttavia non stanno traendo completamente beneficio dal miglioramento dell’outlook e dalla ripresa globale.

“La matrice di rischi ha componenti locali o regionali ma anche internazionali”, avverte in un’intervista alla CNBC il direttore del Dipartimento di Medioriente e Asia Centrale. “Sul fronte internazionale, le crescenti tensioni commerciali potrebbero avere un impatto sulla regione, in particolare indiretto”.

“Se i tassi di interesse continuano a salire e la liquidità diventa meno disponibile, significa che le condizioni finanziarie globali saranno sotto stress, e questo avrà conseguenze sui paesi con alti livelli di debito – soprattutto per quelle nazioni che importano petrolio e il cui debito medio supera l’80%” (del Pil)”, ha commentato Azour.

Con le prospettive di crescita più basse rispetto alle medie storiche, secondo l’esperto è fondamentale che i paesi della regione continuino nell’implementazione delle riforme, affrontando alcune delle questioni strutturali ancora irrisolte, per esempio in ambito di istruzione e mercato del lavoro.

“Nei prossimi cinque anni la regione ha bisogno di creare almeno 25 milioni di posti di lavoro per la generazione più giovane”, osserva Azour, i cui commenti giungono in contemporanea con la pubblicazione di un rapporto dell’FMI su Medioriente, Africa del Nord, Afghanistan e Pakistan (area MENAP). L’incertezza legata al valore del petrolio, la stretta creditizia e i conflitti regionali sono rischi tangibili per l’outlook della crescita economica.

L’escalation delle tensioni in Siria e altrove hanno spinto i prezzi del greggio in prossimità dei 68 dollari al barile. Al momento il contratto WTI sul petrolio scambia in rialzo dello 0,55% a 67,62 dollari. Tra le altre riforme strutturali citate ci sono la riforma del pubblico impiego, quella dei sussidi energetici e l’implementazione di pratiche fiscali più eque.