Fed: una cosa è certa, provocherà default e volatilità

16 Dicembre 2015, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Agli investitori converrà non andare in vacanza sotto le feste di Natale, perché con una decisione storica la Federal Reserve potrebbe provocare smottamenti importanti sui mercati finanziari e innescare una nuova serie di default societari.

Secondo Peter Rosenstreich, head of market strategy di Swissquote Bank, la riunione tanto attesa del braccio di politica monetaria della Fed e l’ampiamente anticipato rialzo dei tassi, il primo dal 2006, provocherà un ulteriore incremento della volatilità.

Molti degli investitori più giovani di Wall Street non hanno mai assistito in prima persona a un innalzamento del costo del denaro, fermo allo zero virgola (0-0,25%) dal 2008.

L’analista è convinto che i mercati si stabilizzeranno dopo la decisione della banca centrale americana, ma quello che succederà è difficilmente preventivabile, pertanto i trader dovrebbero rimanere vicini al proprio posto di lavoro per fare le mosse adeguate del caso. Comprare bond potrebbe essere una buona strategia ma bisognerà prestare attenzione a quali scadenze e quali tipologie.

Meglio stare alla larga dai più rischiosi, nonostante i succulenti ritorni da investimento. Il problema principale, infatti, è che il rialzo dei tassi, osserva Rosenstreich, porterà altri bond spazzatura al default.

Gli sbalzi degli spread delle obbligazioni ad alto rendimento hanno già fatto fallire alcuni gruppi come Third Avenue. Il nervosismo dei mercati del debito, che entrano in una nuova era di strette monetarie dopo quasi otto anni di “denaro facile” è evidente.

Come sottolineato dal Financial Times, il mercato da $1.300 miliardi dei bond junk ha fatto grande affidamento negli interessi favorevoli. Anche se al momento a essere colpiti sono soprattutto i gruppi attivi nel settore petrolifero, tramortito dal crollo dei prezzi del greggio, i default societari contageranno anche altri settori, ora che il costo per finanziarsi aumenterà progressivamente.

Yellen non ha scelta

Ma Janet Yellen non ha scelta. Rimandare la stretta manderebbe un segnale negativo ai mercati sullo stato di salute della prima economia l mondo. La Fed andrà all’offensiva ma il rialzo dovrebbe limitarsi allo 0,25%. Nel 2016 i nuovi innalzamenti del costo del denaro dovrebbero pure essere modesti. E entro la fine dell’anno gli analisti prevedono in media che i tassi guida saranno dell’1%. Entro il 2017 potrebbero arrivare a sfiorare il 2%.

La vera domanda da porsi è quali saranno le linee guida che la Federal Reserve offrirà per i prossimi mesi. Se dirà che eventuali rialzi in futuro dipenderanno dalla situazione economica i mercati non avranno alcuna nuova informazione valida. Sappiamo già che Yellen e colleghi non sono preoccupati dalle turbolenze dei mercati emergenti. Secondo loro non avranno un impatto sulla ripresa Usa.

Quali saranno le parole utilizzate per mandare il messaggio che il nuovo ciclo di rialzo dei tassi sarà graduale? Come sottolinea Edmond de Rothschild Asset Management in un report, “le prime indicazioni fornite saranno di importanza vitale per gli investitori”. Il timore è che la ripresa sia stata aiutata troppo dalle droghe monetarie senza precedenti e non da un effettivo miglioramento delle condizioni di immobiliare, manifatturiero, consumi e mercato del lavoro.

La minaccia della deflazione

Anche Salman Ahmed, Global Strategist di Lombard Odier Investment Managers, dice di prestare molta attenzione alle forward guidance. “Una questione essenziale riguarda le conseguenze dei segnali della Fed in un mondo che sta ancora vivendo una disinflazione globale. Gli ultimi sviluppi del mercato mostrano inoltre che l’economia globale è ancora alle prese con alcune importanti fonti di incertezza, in particolare lo stato dell’economia cinese e la liquidità dei mercati del reddito fisso, in un mondo oggi più rigidamente regolamentato”.

“Ci aspettiamo un ritorno della forward guidance. Pensiamo che la Fed comunicherà maggiormente la sua funzione reattiva per attenuare l’impatto del rialzo dei tassi sulle condizioni finanziarie statunitensi. “Gradualità”, “dipendenza dai dati” e “sviluppi internazionali” sono le parole chiave in questo contesto.

L’enfasi posta su uno o tutti questi aspetti, nel testo o nel discorso di Yellen, “sarà essenziale per comprendere quale forma assumerà il ciclo di rialzi”. Indicherà anche se sarà più aggressivo e ‘falco’ rispetto alle attuali aspettative di mercato.

Gli analisti del broker prevedono inoltre che la sintesi trimestrale delle proiezioni economiche (SEP) mostri un “ulteriore ribasso nei tassi finali”. Questo consoliderebbe l’ipotesi ventilata anche dall’ex presidente Fed Ben Bernanke di un ciclo “graduale” di strette monetarie.