Fed stacca la spina: Borse divergenti, dollaro corre

di Daniele Chicca
Pubblicato 21 Settembre 2017 • Aggiornato 22 Settembre 2017 16:27

Se la volontà della Fed era quella di chiarire le idee agli investitori ha fallito nel suo intento. Il dollaro Usa si rafforza, mentre alcune Borse sono in difficoltà e altre scambiano in progresso dopo la decisione storica della banca centrale americana di avviare il processo di riduzione del bilancio da 4.500 miliardi di dollari. La Fed apporterà un nuovo rialzo del costo del denaro entro fine anno, altre tre strette monetarie nel 2018, due nel 2019 e una nel 2020. Dopo una chiusura poco variata ieri, l’azionario europeo anche oggi riesce a prendere una strada con decisione. L’indice paneuropeo EuroStoxx 600 ha aperto in rialzo dello 0,3% circa.

Nell’ottica che l’amministrazione Trump riesca a mettere in pratica almeno parte delle ambiziose riforme fiscali e di investimento promesse, sui mercati scatta nuovamente il ‘reflation trade‘, alimentato dalle parole di Janet Yellen secondo cui i prezzi al consumo sono destinati a salire. Per la chairman della Fed il calo dell’inflazione nel 2017 “è stato un mistero”. Il mercato pensa che ci sia il 50% di chance di vedere un rialzo dei tassi di interesse a breve termine, mentre l’anno prossimo analisti e investitori prezzano due strette monetarie e non tre. Il mercato è ossessionato dal fatto che l’inflazione non stia salendo, ma da ormai qualche mese la Fed sembra non essere così preoccupata dalla freddezza dei prezzi al consumo. La banca centrale sembra piuttosto concentrata sullo stato di salute del mercato del lavoro domestico e del sistema finanziario.

In teoria i listini azionari dovrebbero trarre vantaggio dall’indebolimento del dollaro, ma le Borse di Francoforte, Parigi e Milano non stanno salendo con uno slancio sufficiente. Londra intanto cede terreno. Il Nikkei ha guadagnato lo 0,2% con un rialzo dei tassi dei Bond Usa che ha aiutato i titoli delle banche, mentre la discesa dello yen nei confronti del dollaro sul Forex ha aiutato i gruppi esportatori giapponesi. Come previsto la Banca del Giappone ha mantenuto intatta la sua politica monetaria, con il presidente Kuroda che è in disaccordo con alcuni dissidenti più “falchi” del board di politica monetaria: per lui gli obiettivi di inflazione verranno gradualmente raggiunti, senza bisogno di interventi particolari.

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