Fed, secondo Google deve alzare i tassi

15 Marzo 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Il mercato sconta un solo rialzo dei tassi Usa nel 2016: è l’andamento dei future sui Fed Funds a dirlo. Domani non ci sarà nessuna stretta monetaria e viene data al 50% la possibilità che questo avvenga a giugno.

Al momento le chance di un solo rialzo di 25 punti base entro la fine dell’anno sono date al 76%. È uno scenario molto più benevolo di quello che si aspettano invece gli analisti di Wall Street. In media gli economisti puntano su due aumenti del costo del denaro, mentre le autorità di politica monetaria hanno fatto intendere che i rialzi saranno 3-4 e che i tassi guida torneranno intorno all’1%.

Dopo il primo rialzo del costo del denaro in quasi un decennio, attualmente i tassi di riferimento si trovano allo 0,25-0,5%. La paura di molti osservatori finanziari e di economia è che la Fed abbia anticipato troppo i tempi e che sarebbe stato meglio aspettare. Proprio dopo la decisione storica di dicembre, le i mercati sono stati travolti da due mesi pieni di turbolenze finanziarie a inizio 2016.

Google, invece, dà ragione a Janet Yellen e chiede alla Federal Reserve di ascoltare i falchi dell’istituto e continuare a imporre misure anti inflazionistiche. Facendo ricorso allo strumento Google Trend si possono misurare la frequenza e il tipo di ricerche legate a termini specifici dello stato di salute dell’economia e della fiducia dei consumatori, come “disoccupazione”, “stretta creditizia”, risparmi”, comprare una casa o un’auto, e via dicendo.

L’esito del test, come riferisce un’analisi di Nicolas Colas, chief market strategist del broker ConvergEx, è che l’economia numero uno al mondo è “di sicuro abbastanza solida da poter sostenere un altro rialzo dei tassi, anche se non c’è troppa fretta”.

Insomma, le ricerche effettuate dagli americani sui motori di ricerca danno in un qualche modo ragione a Yellen. Potrebbe essere veramente giunto il momento di apportare una stretta monetaria graduale negli Stati Uniti dopo dieci anni di tassi quasi azzerati.

Yellen vuole lasciare in eredità una politica monetaria tornata alla “normalità”, ma gli economisti ritengono che la ripresa dell’economia maggiore al mondo non sia ancora avviata e che anzi, nulla è dare per scontato alla luce degli ultimi dati macro deludenti sul lato dei consumi, del settore manifatturiero e dei salari. Forse si rischia persino un ritorno della recessione. Secondo Colas, che intervistato nel 2011 da Wall Street Italia nei suoi uffici di New York aveva previsto alcuni degli scenari degli anni a venire, consigliando di stare alla larga dai paesi emergenti, la presidente della Fed “brancola nel buio come tutti noi”.

Risultati positivi su Google

  • Il numero di ricerche della parola “Disoccupazione” sono in calo. Nel periodo gennaio/febbraio è stato riscontrato un ribasso del 3% rispetto al 2015.
  • La frase “Mi dimetto” (Quit my job”) è stata cercata il 20% delle volte in più in gennaio e il 3% in più a febbraio, segnale di una ritrovata fiducia nelle opportunità che può offrire il mondo del lavoro.
  • Posto fisso” è una voce sta crescendo al ritmo più alto di “lavoro part-time” (+10 a gennaio e +22% a febbraio contro una variazione sostanzialmente nulla rispetto all’anno scorso)T
  • Ottieni un aumento” di stipendio è stato cercato sempre di più a inizio anno (+22% e +8%). Prima della Grande Recessione post 2008, il termine più popolare pe questo trend era “Chiedi un aumento”.
  • Le persone che hanno cercato “Comprare casa” su Google sono aumentate di numero del 14% in gennaio e del 10% in febbraio. È una buona notizia per la Fed, dal momento che gli acquisti di una proprietà immobiliare sono legati alla domanda di altri beni durevoli e allo stato di salute del mercato occupazionale nel settore delle costruzioni immobiliari.
  • A giudicare dalle parole cercate su Google, i timori circa prestiti deteriorati o strette creditizie sono rimasti invariati nell’ultimo anno di tempo, un segnale del fatto che malgrado la prospettiva di un ciclo di rialzo dei tassi, gli utenti del motore di ricerca e quindi i consumatori americani non sono più preoccupati ora rispetto a un anno fa circa la loro capacità di ottenere finanziamenti dalle banche. Anche se vedranno salire gli interessi del mutuo o di una qualsiasi loro attività creditizia.

Fonti: modello Pil Fed di Atlanta ; grafici Fed di Richmond ; FedWatch Tool di CME