Ex direttore Economist: “meglio Berlusconi di Di Maio”

5 Gennaio 2018, di Livia Liberatore

“Il Bunga Bunga party ritorna in Italia”. Si intitola così, con un gioco di parole, l’articolo che l’ex direttore dell’Economist Bill Emmott ha pubblicato su Project Syndicate per prendere posizione sulle prossime elezioni italiane del 4 marzo. La parola “party” sta per festini ma anche per partito e il riferimento è all’ex Primo ministro Silvio Berlusconi.

“Il più grande vincitore sarà con tutta probabilità Berlusconi”, scrive Emmott, “il suo ruolo nella formazione del governo potrebbe rappresentare la stabilità di fronte al rischio di un’insurrezione populista“.

Una posizione inaspettata per Emmott che è noto come forte critico nei confronti di Berlusconi. Quando era direttore dell’Economist, nel 2001, indicò Berlusconi come “inadatto a guidare l’Italia“, in una copertina rimasta negli annali. Il settimanale inglese ne uscì con una causa per diffamazione, persa da Berlusconi. Dopo anni di lotta contro il Cavaliere, Emmott, come già Eugenio Scalfari, fa intendere che la sua figura potrà avere un ruolo decisivo nelle elezioni.

“Berlusconi non può aspirare ad una quarta legislatura né ad alcun ufficio pubblico a causa della condanna per frode fiscale ricevuta”, chiarisce Emmott, “ma il suo partito sarà fondamentale nella formazione di coalizioni“. D’altronde Luigi Di Maio è bollato da Emmott come “inesperto candidato del Movimento 5 Stelle“, che non manca di sottolineare anche la cattiva performance del sindaco di Roma Virginia Raggi.

Se il titolo dell’articolo di Emmott può lasciare spiazzati, nel testo si legge un’analisi moderata della situazione italiana. Emmott spiega che il nuovo sistema elettorale potrebbe favorire il centrodestra e che Berlusconi, dopo aver lasciato ignominiosamente il governo nel 2011, con la crisi del debito sovrano che minacciava di inghiottire l’Italia, trae beneficio dalla sua nuova immagine di

“statista con le mani sicure, che ha addolcito la propria figura, parlando per i pensionati e mostrando un nuovo interesse per i diritti degli animali”. Ultimo punto a suo vantaggio, ma non meno importante, secondo Emmott, è che Berlusconi possiede le principali reti televisive del Paese.