Dream team Pimco: nel 2019 puntare su asset liquidi

14 Dicembre 2018, di Daniele Chicca

Pimco, il più grande fondo obbligazionario al mondo e uno dei pochi a investire nei bond societari italiani negli ultimi tempi di emissioni segnate dal nervosismo per via del braccio di ferro tra Italia e Ue sui conti pubblici, fa previsioni prudenti per il 2019.

In breve sono fattori come una crescita più stagnante, il rischio di recessione e un contesto politico sempre molto teso, a spingere Pimco a privilegiare un approccio improntato alla cautela per il prossimo anno. Se non si vuole rimanere bruciati sui mercati, gli asset più liquidi sono dunque da preferire a quelli che comportano maggiori rischi.

Prima dell’estate, nel presentare l’outlook di mercato durante il suo “Forum secolare”, l’asset manager americano aveva lanciato un allarme agli investitori, dicendo che il 2019 si annunciava come un anno pieno di sfide. In dicembre, come fa tre volte l’anno, il gruppo ha convocato i suoi migliori analisti per affinare le sue previsioni sui mercati finanziari nei sei-12 mesi a venire.

Tra questi si possono citare premi Nobel dell’Economia e banchieri centrali di alto profilo, come Richard Thaler (insignito del prestigioso premio nel 2017) e Ben Bernanke. Presenti all’appello anche Michael Spence (un altro premio Nobel per l’Economie, nel 2001) e Gene Sperling (che è stato consulente di Bill Clinton e Barak Obama sulle questioni economiche.

La conclusione degli economisti è condivisa in gran parte anche dalla comunità finanziaria: l’economia resta in fase di espansione, ma rallenta il passo. Il cambiamento di paradigma monetario con la rinuncia alle misure di stimolo da parte delle banche centrali e i rischi politici stanno pesando sull’attività di diversi paesi.

30% di probabilità di recessione, preferire asset liquidi

A livello puramente macro, sebbene l’economia continui a espandersi, i modelli quantitativi di Pimco mostrano che le chance che si materializzi una recessione in Usa nei prossimi 12 mesi sono del 30%. Una percentuale che non va sottovaluta, essendo la più alta degli ultimi nove anni.

Detto questo, “i modelli mandano un segnale arancione piuttosto che rosso”. L’allarme non è ancora scattato perché il mercato del lavoro, l’azionario e il credito non hanno ancora raggiunto del tutto il loro punto di ebollizione.

La crescita economica degli Stati Uniti è in ogni caso destinata a rallentare, complici le tensioni commerciali e il venire meno dei piani di stimolo fiscale dell’amministrazione Trump. Il Pil dovrebbe registrare un incremento del 2-2,5%, sopra il consensus, con un rallentamento che dovrebbe farsi più pronunciato verso la fine dell’esercizio.

Lato mercati azionari, Pimco punta su una performance più fiacca di Wall Street, visto che le aziende quotate sono sempre meno redditizie e meno sensibili ai cicli. Un aiuto dovrebbe arrivare dall’attenuarsi delle pressioni inflative che dovrebbe spingere la Fed a mantenere un atteggiamento più “morbido” con solamente uno o due rialzi dei tassi nel 2019.

Secondo le stime del dream team di Pimco, le strette monetarie saranno concentrate nella seconda parte dell’anno e non sarà facile comunicare ai mercati il cambiamento di strategia e l’approccio più accomodante. Questo elemento potrebbe essere fonte di volatilità, ha fatto sapere Ben Bernanke.

La maggior parte dei partecipanti prevede che la guerra commerciale sino americana favorirà l’incertezza e la volatilità sui mercati, “anche nel caso in cui le due potenze mondiali stringano un accordo”. Secondo Mike Pence stiamo assistendo a uno “shock dei sistemi” tra i due paesi.

In questo contesto, sebbene alcuni gestori consiglino tuttora di mettere l’accento su asset illiquidi come immobliare e private equity per andare a caccia di rendimenti, Pimco preferisce concentrare la sua attenzione su quelli liquidi, che “ci permetteranno di rispondere al meglio sia a opportunità di guadagno specifiche, sia a un ampliamento degli spread, sia a un incremento della volatilità”, perché “sembra che ormai una recessione non sia più un prerequisito per assistere a delle turbolenze nei mercati finanziari”.

Insomma, visti i rischi al ribasso in aumento, sorge la necessità di proteggersi conservando posizioni liquide davanti al pericolo di una rotazione su posizioni condivise dalla maggior parte degli investitori che finiranno per creare una concentrazione pericolosa. In caso di “rotazione violenta”, il rischio è infatti quello di incontrare difficoltà nel caso in cui si voglia uscire da alcuni mercati, come è successo per esempio di recente con il mercato dei bond più speculativi di Europa e Stati Uniti.