Draghi: crescita sta “chiaramente migliorando”

10 Maggio 2017, di Daniele Chicca

Dopo le sfide degli anni passati, “la situazione sta chiaramente migliorando” nell’area euro: lo ha affermato il presidente della Bce Mario Draghi durante una audizione al Parlamento olandese, aggiungendo che i salari, tuttavia, non stanno ancora rispondendo alla ripresa economica.

“La ripresa si è evoluta, e dall’esser fragile e diseguale si è consolidata e ampliata“, ha detto Draghi quando ha preso la parola alle 12 ora locale, ripetendo a grandi linee il concetto già espresso nell’ultima riunione di politica monetaria di aprile.

Secondo il banchiere romano le misure di stimolo della Bce hanno contribuito a sostenere questa ripresa. L’intervento ha aumentato le speculazioni sui mercati secondo cui presto, già a inizio 2018, la Bce potrebbe mettere fine alla manovra ultra accomodante che sta, per esempio, sostenendo i titoli di Stato italiano sul mercato obbligazionario secondario.

Lo stesso Draghi ha fatto capire che non tutti i membri del board sono favorevoli a un prosieguo delle misure di stimolo monetario ora che i prezzi al consumo si sono rinforzati. “Abbiamo delle regole per il QE e la maggioranza del direttorio vuole lasciarle invariate”. L’uscità avverrà in maniera naturale una volta che rimbalzeranno sia crescita sia inflazione, ha puntualizzato Draghi.

Bce: disoccupazione il doppio di quella riportata ufficialmente

Il presidente della banca centrale ha ribadito che serviranno quattro circostanze prima di poter ritenere soddisfacente la dinamica dell’inflazione. Formalmente infatti il bazooka monetario è giustificato dall’esigenza di normalizzare il carovita, che in precedenza era finito perfino sotto zero.

“Abbiamo stabilito quattro criteri per confermare un aggiustamento dell’inflazione coerente con la nostra definizione di stabilità dei prezzi. Primo, il tasso di inflazione deve essere su una dinamica inferiore ma vicina al 2 per cento su un orizzonte temporale di medio termine. Secondo, l’inflazione deve essere in grado di stabilizzarsi su questi livelli con un grado di fiducia sufficiente“.

“Terzo, serve che l’inflazione sia autosostenuta, a significare che manterrebbe la sua traiettoria anche in caso di diminuzione del supporto monetario. E infine. Ha concluso il banchiere centrale – in ogni caso la misura di riferimento rilevante è quella della media dell’area euro, non i tassi di inflazione dei singoli Paesi”.

In uno studio sul mercato del lavoro in area euro la Bce ha anche fatto sapere che il tasso di disoccupazione è pari al doppio di quello che fanno pensare i dati ufficiali. Questo perché i dati non tengono conto delle persone che non corrispondono a criteri statistici molto rigidi e di quelle che hanno impieghi part-time ma che vorrebbero lavorare più ore.

Nel rapporto si dice che la percentuale dei senza lavoro si aggira intorno al 18% e non al 9,5% del tasso di disoccupazione ufficiale dell’Eurozona. “Il livello dell’indicatore della sottooccupazione è ancora alto”, sottolinea la Bce, e questo fenomeno “dovrebbe continuare a tenere contenute le dinamiche salariali”.