Draghi cauto sul governo: “Per ora solo parole, attendo fatti”

10 Luglio 2018, di Alessandra Caparello

E’ prudente il governatore della banca centrale europea Mario Draghi che prima di dare un giudizio sull’ìoperato del governo italiano sottolinea che dovrà vedere i fatti.

“Prima di pronunciare un giudizio è necessario attendere. La prova del nove saranno i fatti. Per ora ci sono stati solo proclami, che tra l’altro sono cambiati. Prima di parlare dobbiamo aspettare i fatti“.

Così il numero uno della Bce rispondendo ad una domanda di Fulvio Martusciello, parlamentare di Forza Italia, in seno alla commissione Affari economici e monetari, che gli aveva chiesto se ritenga che il nuovo governo giallo-verde sia destinato a ricevere richiami nel prossimo futuro su temi delicati su cui si era espresso in passato, come riforma pensioni e debito pubblico.

Draghi poi, sempre in riferimento all’Italia, si dice “fiducioso che l’economia si stia rafforzando e che la riduzione degli acquisti di titoli sia mitigata da altre misure di politica monetaria cosicché l’espansione monetaria rimarrà ampia”. In merito poi ai timori che la fine del Qe possa pesare maggiormente sul nostro debito afferma:

 “Abbiamo visto la reazione dei mercati alla nostra decisione ed è stata tutt’altro che drammatica”.

Proprio sulla fine della politica di stimolo monetario Draghi rassicura comunque i mercati:

“Non significa che la nostra politica monetaria cesserà di essere espansiva”.

In sostanza la Bce continuerà a reinvestire i soldi incassati mentre i tassi resteranno a livelli bassi ancora almeno fino all’estate del 2019.

“Le misure adottate dalla metà del 2014 avranno un impatto cumulativo complessivo di circa 1,9 punti percentuali sia sulla crescita del Pil reale dell’area dell’euro sia sull’inflazione per il periodo compreso tra il 2016 e il 2020 (….) l’economia dell’area dell’euro è cresciuta dello 0,4% durante il primo trimestre del 2018, segnando cinque anni di espansione economica continua: i fondamentali economici rimangono solidi, nonostante qualche moderazione nella crescita all’inizio dell’anno”.

Per Draghi i rischi della ripresa economica riguardano principalmente la minaccia di un maggiore protezionismo.

“Un’Unione europea forte e unita può aiutare a cogliere i benefici dell’apertura economica proteggendo al tempo stesso i suoi cittadini contro una globalizzazione incontrollata”.