Dopo la Fed, i trader si aspettano che la Bce porti i tassi al 3% entro giugno

22 Settembre 2022, di Mariangela Tessa

Dopo la nuova stretta della Fed di ieri, i trader ora scommettono che la Bce porterà il costo del denaro al 3% entro giugno, il doppio rispetto a quanto atteso a inizio mese. Lo scrive Bloomberg, citando i contratti swap legati alle prossime riunioni della banca centrale europea. Ciò porta l’importo implicito dell’inasprimento cumulativo a 225 punti base.

L’impennata delle scommesse per maggiori oneri finanziari è stata esacerbata dalla decisione della Federal Reserve di ieri di aumentare i tassi di interesse dello 0,75% e da un rinnovato aumento dei prezzi dell’energia dopo che il presidente russo Vladimir Putin ha minacciato di intensificare la sua guerra in Ucraina.

I funzionari della Bce hanno già alzato il tasso sui depositi di 125 punti base cumulativi da luglio ( 75 punti base a settembre e 50 punti base a luglio) per tentare di frenare la corsa dell’inflazione, che viaggia a un tasso annuo record del 9,1%.

Che cosa dicono i membri della Bce

Ieri, intanto, la presidente della Bce Christine Lagarde ha detto che sui prossimi rialzi dei tassi, l’istituto di Francoforte deciderà “riunione per riunione” e il tasso “terminale”, cioè quello dove la Bce intende fermarsi, oltre che le dimensioni dei rialzi, “dipenderanno da come evolvono le prospettive d’inflazione. Non lasceremo che si crei un problema durevole di inflazione”, ha insistito Lagarde.

Concetto ribadito anche da il vicepresidente Luis de Guindos secondo cui la Bce è pronta a fare qualsiasi cosa sia necessaria per riportare l’inflazione all’obiettivo del 2%.  Il banchiere ha spiegato che il board non ha discusso di quale sia il tasso neutrale, cioè in grado di portare la politica a un livello che non alimenti l’inflazione, o di una futura riduzione del bilancio.

L‘inflazione alle stelle e la politica restrittiva della Bce amplifica i timori di recessione. A questo proposito o il ‘falco’ della Bce Isabel Schnabel ha spiegato che “una recessione incombente avrebbe un effetto frenante sull’inflazione. Tuttavia, il punto di partenza dei tassi di interesse è molto basso, quindi è chiaro che dobbiamo continuare ad alzarli”. Anche se Schnabel non considera ancora una recessione come ipotesi di base per la zona euro, avverte che potrebbe essere inevitabile in Germania, la più grande economia del blocco. Le aspettative del mercato sono divise tra un aumento dei tassi da 50 punti base e uno da 75 a ottobre. Schnabel non ha lasciato intendere quale sia la sua posizione, limitandosi a dire che la Bce farà tutto il necessario per riportare l’inflazione sotto controllo. Per Gero Jung, chief economist di Mirabaud AM, la recessione la costringerà la Bce a fermarsi:

“Non pensiamo che la Bce manterrà l’atteggiamento decisamente da falco. Mentre tutti i principali tassi di interesse sono stati aumentati di 75 punti base, notiamo dalla forward guidance della presidente della Bce Lagarde che il Consiglio direttivo prevede di aumentare ulteriormente i tassi di interesse nel corso delle prossime riunioni, aggiungendo che significa “più di due” (compresa la riunione dell’8 settembre della scorsa settimana) ma meno di cinque. Questo indica ulteriori rialzi a ottobre, dicembre e forse febbraio, ma noi riteniamo probabile una pausa dopo un altro rialzo dei tassi a ottobre, poiché la situazione economica nel quarto trimestre si sarà deteriorata in modo significativo, il che porterà a una pausa da parte della Bce. A nostro avviso, le previsioni della Banca centrale europea sono ottimistiche, perché escludono una recessione – la crescita del Pil dovrebbe raggiungere quasi l’1% l’anno prossimo, quasi il doppio di quanto previsto dagli economisti, e una recessione non è lo scenario di base per gli economisti della Bce. Riteniamo che i rischi al ribasso siano i più importanti, come del resto sottolineato dalla stessa presidente Lagarde, alcuni di questi [rischi] si sono già concretizzati”.

Le altre banche centrali

La Banca del Giappone (BoJ) oggi ha mantenuto la sua politica monetaria ultra-accomodante, in contrasto con le altre principali banche mondiali, spingendo brevemente il dollaro al di sopra della soglia simbolica dei 145 yen, un nuovo massimo da 24 anni. La BoJ ha mantenuto invariato il suo obiettivo di -0,1% per i tassi di interesse a breve termine e lo 0% per il rendimento dei titoli di Stato a 10 anni con un voto unanime.

Ora gli occhi sono puntati sulla Bank of England, che ha rinviato la decisione sui tassi alle 13, in segno di cordoglio e rispetto per la morte di Elisabetta II. Secondo le attese, l’istituto centrale britannico dovrebbe alzare i tassi di 50 punti base ma potrebbe segnalare anche ulteriori misure restrittive. Previsti anche gli annunci da parte delle banche centrali di Svizzera e Norvegia: entrambe dovrebbero stringere le maglie per contrastare il surriscaldamento dei prezzi.