Doccia fredda per Renzi da Moody’s: Italia ancora indietro rispetto ad Eurozona

18 Agosto 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – L’economia globale riporterà una crescita fiacca sia nel 2015 che nel 2016, causa il rallentamento della Cina, la prospettiva di tassi di interesse più elevati negli Stati Uniti e la minaccia costante di un’uscita della Grecia dall’euro. Lo scrive Moody’s nel suo ultimo outlook trimestrale.

Nel descrivere gli choc potenziali che potrebbero deragliare anche una espansione modesta, l’agenzia di rating ha sottolineato che le economie più grandi al mondo non riusciranno a liberarsi della pesante eredità della crisi finanziaria e dunque non torneranno a crescere ai tassi precedenti almeno per i prossimi cinque anni.

Moody’s prevede che la crescita del Pil per i paesi del G20 rallenterà al 2,7% quest’anno, contro il 2,9% del 2014. Si prevede un rafforzamento lieve fino al 3% nel 2016, stando al suo outlook globale. “La ripresa negli Stati Uniti e, in misura minore, nell’area euro e in Giappone, sarà compensata dal continuo indebolimento della Cina, dalla crescita debole o negativa nell’America Latina e da una ripresa della Russia dalla recessione che sarà solo graduale, nel corso di quest’anno”, ha scritto l’autrice del report, Marie Diron, stando a quanto riporta il Guardian.

“Una forte e duratura correzione dei prezzi degli asset in Cina è uno dei fattori di rischi che potrebbe tradursi in una crescita del G20 inferiore al nostro scenario di base”.

La crescita sarà invece “robusta e diffusa” nel Regno Unito, sebbene si passerà dal 2,7% del Pil del 2015 al +2,4% nel 2016. La Bank of England potrebbe inoltre iniziare ad alzare i tassi in modo graduale dall’inizio del 2016.

Sul petrolio, Moody’s prevede che il Brent si attesterà in media a $57 al barile nel 2016, contro la media del 2015, pari a $55. Tornando alla Cina, il Pil è previsto in rallentamento dal 7,4% del 2014 al 6,8%; scenderà poi del 6,5% nel 2016 e verso il 6% negli anni successivi.

Riguardo all’Eurozona, le previsioni sono di un Pil in rialzo dallo 0,9% del 2014 all’1,5% circa quest’anno, grazie ai prezzi del petrolio più bassi e alla debolezza dell’euro. Ma non ci sono ancora prove, ha scritto Diron nel report, che le riforme strutturali abbiano aumentato in modo significativo il potenziale di crescita della regione.

Tra l’altro l’Italia farà peggio, con una crescita del Pil attorno all’1% (inferiore al +1,5% stimato per l’intera Eurozona, sia nel 2015 che nel 2016), che non “sarà sufficiente a ridurre la disoccupazione in modo significativo”.

Nel 2016 il Pil segnerà un rialzo poco superiore a +1% mentre l’anno successivo la crescita sarà di poco superiore all’1%.

Sempre nel 2016 i Pil di Spagna e Irlanda il Pil saliranno rispettivamente del 3% e del 4%. La Francia crescerà poco sotto l’1% nel 2015 e, così come nel caso dell’Italia, poco sopra l’anno prossimo.

La Germania vedrà crescere l’economia a un ritmo di poco superiore alla media Eurozona mentre la disoccupazione resterà stabile ai minimi storici del 4,7%.

Riguardo all’inflazione, Moody’s prevede che l’indice dei prezzi al consumo salirà poco sopra l’1% a inizio del 2016, restando dunque ben al di sotto del target della Bce.

Inoltre, lo scenario Grexit si sarà allontanato, ma non è assolutamente scomparso. Sebbene Atene abbia raggiunto un accordo di bailout con la troika per un valore di 86 miliardi di euro, Moody’s prevede una “forte recessione”, dal momento che “i controlli di capitale, il rischio aumentato di una uscita dall’Eurozona a giugno e a luglio, e ora la mancanza di visibilità sulla politica e sull’economia mettono un freno alle spese”.

Nel report si parla anche di “una risposta disordinata” a un rialzo anticipato dei tassi in Usa come di un rischio per l’economia globale. “La Federal Reserve ha manifestato l’intenzione di alzare i tassi di interesse a partire dalla fine di quest’anno. Tuttavia, i prezzi dei future al momento scontano l’attesa che i rialzi dei tassi possano iniziare a essere adottati più tardi, e a un ritmo più lento rispetto a quello delle previsioni della Commissione sul mercato aperto. Tale differenza rappresenta un rischio”, ha avvertito Diron.

E se un rialzo dei tassi dovesse tradursi in uno choc sui mercati finanziari, per Moody’s Turchia e Sud Africa sarebbero tra i paesi più vulnerabili.

(Lna)