Direzione Pd senza streaming, ma dai chiari toni infuocati

7 Luglio 2017, di Livia Liberatore

Prima Direzione Pd senza diretta streaming, per volontà del segretario Matteo Renzi. E anche senza Twitter e social media. Ma le notizie trapelano e danno conto di un incontro, o meglio di uno scontro, dai toni accesi. Principale sfidante di Matteo Renzi è il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini. Fra le divergenze la questione alleanze in vista delle elezioni: secondo Franceschini sono necessarie perché il Pd da solo non può vincere. Secondo Renzi meglio non parlare di alleanze, perché non interessano i cittadini, e concentrarsi sui contenuti.

Franceschini replica: parlare di alleanze non vuol dire mettere in discussione il segretario. “Dobbiamo partire dal campo del centrosinistra, socialisti in Europa, progressisti nel mondo”, dice Franceschini.E Andrea Orlando, ministro della Giustizia, ribadisce che se il Pd vuole lavorare alla costruzione del centrosinistra non può non lavorare con Giuliano Pisapia e con la sua formazione “Insieme”.

Fra i contenuti su cui si concentra Renzi, c’è in primo luogo il tema immigrazione, che “sarà la questione su cui si baserà la campagna elettorale e quelle dei prossimi venti anni”. E poi le vere priorità degli italiani, indicate da Renzi su Facebook dopo la direzione: lavoro, fisco, sicurezza, cultura e ricerca, ambiente. Sull’immigrazione bisogna cambiare i rapporti con l’Europa:

“Ci stiamo provando con le buone”, scrive il segretario su Facebook. “Ma se continuano a far finta che il problema immigrazione sia solo italiano dobbiamo rispondere nell’unico modo possibile: aprendo una discussione sul prossimo bilancio europeo e smettendo di finanziare con soldi italiani i Paesi europei che non danno una mano. Se c’è solidarietà ci deve essere sempre. Solidarietà quando c’è da dare, ma anche quando c’è da ricevere”.

Storia simile sui rapporti economici nell’Unione europea, nei quali serve un approccio diverso sul deficit e va posto il veto sull’inserimento del fiscal compact nei trattati. Alla fine la relazione del segretario viene approvata all’unanimità ma le minoranze non partecipano al voto, né la componente che fa capo a Orlando né quella che fa capo al governatore della Puglia Michele Emiliano. Franceschini invece non diserta l’approvazione.