Di Maio: via le pensioni d’oro e la legge Fornero. In Europa terrorizzati da vittoria M5S

15 Dicembre 2017, di Redazione Wall Street Italia

Il MoVimento 5 Stelle stuzzica la pancia dell’elettorato promettendo l’abrogazione delle cosiddette pensioni d’oro, che si stima pesino sui conti pubblici per 12 miliardi di euro. Secondo il discorso del candidato premier dei pentastellati, Luigi Di Maio, la loro eventuale abolizione potrebbe consentire di arrivare persino all’abolizione della legge Fornero.

Quelli di Di Maio, intervenuto ai microfoni di Radio Rai 1, sono discorsi che devono fare tremare i falchi del rigore a Bruxelles. Il candidato in pectore del MoVimento 5 Stelle ha spiegato che se il movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio salirà al governo, punta a “superare” la legge Fornero partendo dai “lavori usuranti”.

“E poi vogliamo abolirla gradualmente totalmente” ha aggiunto. Alla richiesta di spiegazioni da parte dell’intervistatore, il leader scelto del M5s ha replicato: “Vogliamo tornare all’età pensionabile che c’era prima della legge Fornero, attingendo dalle risorse sia delle pensioni d’oro che oggi ci costano 12 miliardi di euro”.

L’interlocutore ha a quel punto messo in discussione le cifre fornite da Di Maio, che ha ribattuto: “Sì, sono 12 miliardi, possiamo iniziare dai lavori usuranti poi negli anni successivi abolirla del tutto attingendo dai 50 miliardi di sprechi del bilancio dello Stato che non certifico io ma il centro studi di Confindustria”.

Intanto in Europa durante il vertice del partito dei Popolari Europei, a sorpresa Angela Merkel ha fatto gli auguri personali a Silvio Berlusconi per le elezioni politiche del 4 marzo. Evidentemente Merkel, così come altri politici liberali europei che in passato hanno condannato Berlusconi, sono così impauriti dallo spettro di una vittoria di un partito anti estabilshement come il MoVimento 5 Stelle che sono disposti persino a ricucire lo strappo con il tre volte ex premier. E sono pronti a farlo anche se costui è alleato con una fazione “populista” della destra, una anomalia italiana questa (come ha sottolineato di recente anche l’ex premier Matteo Renzi).

Anche se difficilmente Berlusconi potrà candidarsi alle elezioni, vista l’interdizione dai pubblici uffici stabilita dalla legge Severino dopo la condanna per evasione fiscale, sarà lui a manovrare dalle retrovie i fili della strategia politica, anche in campagna elettorale, della coalizione dell’area conservatrice, che spazia dai cosiddetti moderati fino alla destra di Fratelli d’Italia della leader Giorgia Meloni e alla formazione euro scettica della Lega Nord, guidata da Matteo Salvini.

Gli altri sfidanti più attrezzati sono il centro sinistra del PD renziano, che dopo la rinuncia dell’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia è rimasto ormai privo di alleati a parte forse i Radicali di Emma Bonino, e il blocco della sinistra guidata da Pietro Grasso. Vista la legge elettorale in vigore, il Rosatellum Bis, e il fatto che il paese sia spaccato in tre, quattro fazioni, come dicono i sondaggi e anche l’ultimo risultato nel 2013, rende altamente probabile l’ennesimo scenario di ingovernabilità in Italia.